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| 280 | la rima |
solite armi del nostro esercito poetico, da tali componimenti pare non sia da sbandirsi per niun conto la rima. Nelle canzoni anche più libere o irregolari, come sarebbono quelle del Guidi, ella può se non altro contribuire a fermar la mente in qualche passo forte o sentenzioso. E dal sonetto non si vuol levare qualunque sia difficoltà, stando appunto la bellezza di quello nello aver chiuso felicemente il pensiero in un dato numero di versi corrispondenti tra loro, siccome prescrisse Fra Guittone d'Arezzo con tal numero e posizione di rime, nello aver vinte le grandissime difficoltà onde è stretto; quasi come la maggior bellezza della rosa sta nello esser uscita d'in mezzo alle spine che la circondano.
E già disse piacevolmente Boileau avere un tratto il Dio dei versi inventato il sonetto per fare un mal gioco a' poeti, perché si dessero veramente alla disperazione. Ma, più generalmente parlando, nei componimenti fatti di piccioli versi non può cader dubbio, a mio credere, che non ci abbia da aver luogo la rima. E la ragione parmi esser questa: per quanti vantaggi possa avere la nostra lingua sopra alcune delle moderne, non è stato però possibile di rinovare né meno in essa l'antico metro, e di ridurre i versi volgari sotto alla misura dei latini e dei greci. Di lunghe e di brevi, di dattili e di spondei non è certamente scarsa la italiana favella; e nei componimenti detti endecasillabi ci è dato di rendere assai bene una immagine degli endecasillabi latini:
| Cui dono il lepido nuovo libretto Pur or di porpora coperto e d'oro? |
Ma la prosodia non essendo tra noi ridotta sotto a regole certe e stabili, poco più là si può procedere; e tutte quelle imitazioni che nella nostra lingua si vorranno da noi fare dei metri antichi, non d'altro avranno sembianza che di un eco imperfetto e confuso. Il dotto Leonbatista Alberti, che tanto cooperò a far risorgere la antica architettura, tentò altresì di far quasi lo stesso colla poesia. Provò con quella sua epistola che incomincia
| Questa pur estrema miserabile pistola mando A te che spregi miseramente noi |