Vai al contenuto

Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/293

Da Wikisource.

la rima 287

Un altro grandissimo critico ancora e scrittore della medesima nazione non tratta niente più favorevolmente la rima, a sostenere la poesia francese per altro tanto necessaria, quanto l'antitesi a sostenere la prosa[1]. Fra gl'inglesi potremmo allegare il Dryden[2] e il Conte di Roscommon[3], i quali benché maneggiatori della rima felicissimi, convennero col Gravina, con amendue i Tassi e col Chiabrera ch'ella è un'affettazione puerile, che i gravi poeti hanno da lasciare da banda. E un altro valentuomo loro compatriota non ha difficoltà di paragonarla alla gruccia che aiuta e regge il debole, al forte è d'impaccio[4]. Ma per tutte le autorità forestiere quella pur bastare ci dee dello inglese Omero. Credette egli che la rima non fosse altrimenti né un necessario aggiunto, né un ornamento della poesia ne' lunghi componimenti specialmente, ma cosa atta soltanto ad invernicciar cose triviali, a sostenere una zoppa versificazione, dalla consuetudine aver essa la voga ed esser fatta più che per altro per recare impedimento e noia a' veri poeti. Non nel suono stucchevole di somiglianti finali pensò egli che consistesse la musica della Poesia, ma nella conveniente quantità delle sillabe e nel saper variamente condurre d'uno in altro verso il sentimento. E però, dietro alle tracce di poeti italiani e spagnuoli di grandissimo conto, si gloria di aver dato un esempio della libertà antica, affrancando

  1. «La rime ne nous donne que l'uniformité des finales, qui est ennuyeuse, et qu'on évite dans la prose, tant elie est loin de flatter l'oreille. Cette répétition de syllabes finales lasse même dans les grands vers héroïques, où deux masculins sont toujours suivis de deux féminins»: Fénelon, Lettre à l'Acad. Franç., art. V.
  2. Vedi i luoghi soprallegati di quel poeta, a' quali si può aggiugnere il seguente citato dal Signor Webb, Remarks on the Beauties of Poetry, p. 2: «What it <Rhyme> adds to sweetness, it takes away from the sense: and he who loses least by it, may be called a gainer».
  3. Of many faults Rhyme is perhaps the cause;
    Too strict to Rhyme we slight more useful laws.

    (Essay on translated verse).

    Vedi ancora Idée de la Poésie angloise par l'Abbé Yart, t. IV, Sur l'origine, les progrès et la perfection de la Poésie angloise par Fenton, [p. 251].

  4. At best a Crutch, that lifts the weak along,
    Supports the feeble, but retards the strong.

    (Smith, in A Poem to the memory of M. Philips).