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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/363

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perchè i grandi ingegni fioriscano insieme 357

re degli scrittori? Parecchi secoli non pertanto passarono prima che nelle differenti parti della Grecia venissero gli Erodoti, i Sofocli, gli Euripidi e quegli altri che crebbero sotto la disciplina e la imitazione di lui, e per li quali tanto suona anche a' dì nostri la età di Filippo e di Alessandro. Nella moderna Italia similmente surse nel secolo decimo quarto quel signore del canto, Dante Alighieri, padre della nostra poesia e formatore della lingua, il quale pochi anni dopo la morte sua ebbe in Firenze espositori, interpreti, discepoli, l'onore della cattedra. Dall'autorità del suo esempio furono, egli è vero, eccitati e mossi nella patria sua l'ingegno del Petrarca, che dietro a lui si volse a cantare cose più gentili, e lo ingegno del Boccaccio, che con quelle vive pitture del Decamerone si diede a poetare in prosa. Ma quali altri ingegni eccitò egli fuori di Toscana, qual potere nelle altre provincie d'Italia ebbe colui, la cui mercé

Né punto migliorarono a quel tempo in Italia le arti, che sono strettamente unite colla poesia, la quale in molti rispetti avea recato Dante al più alto segno. L'amico suo Giotto, che avea allora il grido nella pittura, non diventò con tutta la Divina Commedia un Tiziano; e nella barbarie tedesca si mantenne tuttavia l'Architettura, la quale cominciò soltanto a riordinarsi più di un secolo dipoi, e ricevè l'ultimo suo compimento a' tempi di Giulio II e di Leon X.

E siccome negli stati uniti subito e generale è l'avanzamento delle lettere cagionatovi dallo esempio di un grande ingegno splendido per virtù, simile interviene per l'appunto, quanto allo scadimento delle medesime lettere, se in quegli stati venga a sorgere un qualche grande ingegno splendido per vizi. Così nell'un caso come nell’altro

Ad ognuno è noto come bastò un Seneca con quel suo zibetto, per così dire, ad ammorbare ogni opera d'ingegno nell'imperio