Vai al contenuto

Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/369

Da Wikisource.

perchè i grandi ingegni fioriscano insieme 363

sino ad Augusto, diedero su e levarono vampa quasi ad un tratto, come appunto avvenir doveva, i Lucrezi, i Cesari, i Ciceroni, i Sallustî, i Livi, i Virgili, gli Orazî e i Tibulli; pe' quali parve a' Romani di trionfare un'altra volta delle già vinte nazioni. E quando i Francesi, assodato lo stato, dominati furono dalle Medici e da Mazzarino, vinti dalle dilicatezze degl'italiani, che nel mondo moderno tengono il luogo che nello antico tenevano i Greci, si diedero alle scienze ed alle arti. E nel breve periodo di due regni, di Luigi XIV e del padre suo, sorsero a un tratto quei tanti scrittori che sono ora nelle mani di tutti, e formano in gran parte la educazione della più leggiadra gente di Europa.

Ben egli è da credere che alla tanta prestezza con cui diedero su le arti e le scienze tanto nella antica Italia quanto modernamente in Francia, vi contribuisse ancora la unità in quei paesi del principato; come è da credere che più breve sarebbe stato in Grecia il periodo di tempo corso tra Omero ed Archimede, e nella moderna Italia tra Dante e il Galilei, se in una comune capitale si fosse come ridotta la virtù italiana e la greca, e si fosse venuto quivi a fare un maggior traffico di cognizioni, che fare non se ne può negli stati civili e ridotti sotto a vari governi.

Ma la verità si è che in Roma ed in Francia apparirono veramente a un tratto ed in truppe i grandi ingegni ad illuminare un secolo, rispetto al quale gli altri si rimangono muti di luce. E simile si può dire della Inghilterra, paese riunito sotto al medesimo governo, dove le arti e le scienze furono pur trapiantate; che in brevissimo spazio di tempo, sedata la furia delle guerre civili, vi sursero i Miltoni, gli Addisoni, i Lochii, i Neutoni e gli altri grandi uomini per cui quella Isola è ora maestra del Continente. Dove non è lo stesso né della Grecia né della Italia, che i grandi ingegni sieno appariti tutti insieme a illuminare un secolo, e gli altri sien ciechi. Chi già non volesse tra i Greci contare per niente un Omero, un Pindaro, un Teocrito e un Archimede, e tra noi un Chiabrera, un Galilei e i tre lumi della lingua nostra, e tra essi quel luminare maggiore di