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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/386

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380 l'influsso del clima e la virtù legislativa

altra cosa si conferma la verità di quello che in proposito de' Francesi lasciò scritto Strabone. Tale, in sentimento di quel dotto viaggiatore, è la inconsiderata loro confidenza alla guerra, che tienti pur quieto per qualche tempo nel tuo campo, fa le viste di temergli, e sei sicuro di sorprendergli e di vincergli[1]. Così avvenne a Quistello in Italia e novellamente a Gravestein, dove le cose loro corsero tanto pericolo in Germania. E così era già avvenuto con più singolare e memorando esempio sotto a Pavia. Non ostante i replicati e indubitati avvisi ch'eglino ebbero del venir loro addosso il nemico e con grandi forze, non pensarono punto a riceverlo in quella funesta giornata[2] che finì con la prigionia di Francesco I e per cui pareva certa la rovina di Francia; se non che la fortuna di Casa d'Austria,

    XXXVIII, n. 17. «Gallis Insubribus et his accolis Alpium, animi ferarum, corpora plus quam humana erant: sed experimento deprehensum est, quippe sicut primus impetus eis maior quam virorum est, ita sequens minor quam foeminarum, Alpina corpora humenti coelo educata, habent quiddam simile cum nivibus suis; nam inox ut caluere pugna, statim in sudorem eunt, et levi motu, quasi sole, laxantur»: Florus, Lib. II, cap. IV. ὑπὸ τοιαύτης δὲ κουφότητος ἀφόρητοι μὲν νικῶντες, ἐκπλαγεῖς δ' ἡττηθέντες ὁρῶνται: Strabo, Lib. IV, [197].

  1. διὰ δὲ τοῦτο ἐρεθισθέντες μὲν, ἀθρόοι συνίασι πρὸς τοὺς ἀγῶνας xαὶ φανερῶς, καὶ οὐ μετὰ περισκέψεως. ὥστε καὶ εὐμεταχείριστοι γίνονται τοῖς καταστρατηγεῖν ἐθέλουσι: ibid., [195], «Argumento sit ciades Romana: patentem cepere urbem; ex arce Capitolioque his exigua resistitur manu. Iam obsidionis taedio vieti abscedunt, vagique per agros palantur cibo vinoque raptim hausto repleti. Ubi nox appetit, prope rivos aquarum sine muniinento, sine stationibus ac custodiis, passim ferarum ritu sternuntur, nunc ab secundis rebus magis etiam solito incauti»: Liv., Lib. V, n. 44.
  2. «Questo esercito mi pare piuttosto pieno d'insolenza, che di valore. Non so se la libertà della loro natura lo causi, o il poco giudicio che io ho delle cose della guerra mi faccia così parere... Gl'inimici s'avvicinano; e più potenti in effetto di ciò che pubblica la fama; né però veggio alcuna mutazione negli animi di costoro»: Lettere di Bernardo Tasso, vol. I, [lett. 3, p. 24] ed. Com., Al Conte Guido Rangone, dell'esercito francese sotto Pavia. E in un'altra lettera al medesimo: «Ancorché l'avviso di V. S. venga da persona di molta autorità e degna di molto credito, e che molti giudici che si hanno degli andamenti de' nemici lo confermino, nondimeno S.M. in alcun modo non vuole credere che lo debbano venire a combattere. E dubito che questa sua opinione non abbia alcun fondamento di ragione; e che il troppo desiderare che così sia, le faccia credere che non possa essere altrimente. La qual credenza causa ancora che non usi quella cura e diligenza in guardarsi che merita il tempo e la occasione... Io vedo questo campo con quel poco ordine che era quando i nemici erano lontani; né a questa troppa sicurtà so dare altro nome che imprudenza o temerità», [vol. I, lett. 4, p. 25].