| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| 418 | il cartesio |
sua scienza, che rettificare una curva era cosa impossibile[1]. E appena uscito l'oracolo, ecco due geometri inglesi, quasi che la Inghilterra dovesse trovarsi sempre in opposizione con la Francia, che ti rettificano due curve. La prima è una delle parabole cubiche, e ciò fu per opera del Neil; e la cicloide la seconda per opera del Wrenio. Lo Tschirnhaus similmente diede la rettificazione delle famose sue caustiche purché siano prodotte da curve geometriche, come l'Ugenio delle sue evolute; e ciò senza gli aiuti del calcolo infinitesimale trovato dipoi dal Neutono, che parve venuto al mondo per oscurare in ogni cosa la gloria del Cartesio.
Vogliono ancora che nelle cose geometriche egli non vada esente della taccia di plagiario. Dalla pratica dell'arte analitica dell'Hariotto, uscita in luce alcuni anni prima della sua Geometria, è molto verisimile ch'egli copiasse l'aritmetica letterale colle regole dell'algebra che in quel suo libro sono contenute, o ricavasse almeno alcune cose dal Vieta, suo compatriota, che portò tanto innanzi la scienza analitica nata da prima e cresciuta in Italia. E ciò tanto più sembra verisimile, quanto che del rivestirsi delle penne altrui egli non si fece mai certo scrupolo; sebbene, domandato da non so chi che mostrar gli dovesse la sua biblioteca, non altro gli fece vedere che uno animale sparato e una sega anatomica. La stessa Regina di Svezia, non ch'altri, si accorse che le dottrine del Cartesio non erano tutte erba dell'orto suo, e nel mentre che stava udendo le sue lezioni non dubitò di dirglielo in faccia[2]: del così celebre argomento, (per quanto penso) tanto concludente quanto egli è conciso, ne è autore non Plauto, come quasi per ischerzo dissero alcuni[3], ma Santo Agostino. Del che reso avvertito il Cartesio, rispose
- ↑ «Car encore qu'on n'y puisse reçevoir aucunes lignes qui semblent à des cordes, c'est à dire qui deviennent tantost droites et tantost courbes à cause que la proportion qui est entre les droites et les courbes n’estant pas conniie et même je crois ne le pouvant estre par les hommes, on ne pourroit rien conclure de là qui fust exact et assuré»: Liv. II de la Géométrie, [pp. 46-47].
- ↑ Mémoires concernant Christine Reine de Suède, t. I, p. 345.
- ↑ Nell'Anfitrione Sosia, messo per così dire alla tortura da Mercurio, che ha preso la figura di lui, dice: «Sed quom cogito, equidem certo idem sum qui semper fui» [447].