Vai al contenuto

Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/459

Da Wikisource.

orazio 453

di Aristotele, di Epicuro e di Zenone, e invitavano la gioventù latina a venirvisi ad erudire nella greca sapienza. La dolcezza poi del cielo, la comodità dei traffici, la ospitalità e la pulitezza di un popolo ch'era stato inventore di ogni cosa bella, le pubbliche fabbriche, come il tempio di Minerva, l'Odeo, i Propilei, onde Pericle ornato avea quella città e di cui si veggono ancora i superbi avanzi, invitavano gli uomini di ogni età, che dallo strepito del mondo ritirar si volessero per menar vita dolce ed agiata e fermar quivi la stanza. Ma per pochi mesi soltanto potè Orazio in mezzo a tante e così erudite delizie dare opera alla filosofia.

Dopo la uccisione, fatta principalmente da Cassio e da Bruto, di Giulio Cesare, il solo uomo atto a governare e riordinare lo stato di Roma[1] impresa che fu eseguita con animo eroico e con fanciullesco giudizio[2], cadde l'autorità tutta nelle mani di Marcantonio, collega del dittatore in quell'anno nel consolato. Era splendido costui per li vizi egualmente che per le virtù; espertissimo nell’arte militare e nelle politiche scaltritezze per niente novizio, uomo grande, quando di amore non era ebbro o di vino, che nulla risparmiava per ire allo intento suo[3] Seppe ingannar da principio Cicerone, far confermare gli atti tutti di Cesare, diminuire la riputazione dei congiurati e del Senato innanzi agli occhi del popolo: e conferito a M. Lepido, già grande amico di Cesare e che nella Gallia narbonese avea sotto di sé non so quante legioni, il Pontificato massimo, che spento Cesare era venuto a vacare, si afforzò di amici, di soldati veterani, e derivò in sé medesimo l'autorità tutta della repubblica. Faceva alto e basso in Roma a posta sua, sotto gli occhi de' pre-

  1. «Ferunt dicere solitum non tam sua, quam Reip<ublicae> interesse, ut salvus esset. Se iam pridem potentiae gloriaeque abunde adeptum; Remp<publicam> si quid sibi eveniret, neque quietano fore, et aliquanto deteriore conditione civilia bella subituram»: Svet., Iul. Caes., art. 86.
  2. «Acta enim illa res est animo virili, consilio puerili»: Cic., Ad Attic., Lib. XIV, Ep. 21.
  3. Trovasi una lettera sua a uno che egli voleva guadagnare, la qual dice: «Quid concupiscas tu vide; quidquid concupiveris certe habebis».