Vai al contenuto

Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/483

Da Wikisource.

orazio 477


Che se Orazio si burla della volgare schiera dei poeti d'allora, i quali a forza di lodarsi scambievolmente si credono alla fine degni di lode, i quali si gittano in capo l'un l'altro, e si barattano i titoli di Alceo, di Callimaco e di Mimnermo, e ancorché tu taccia, trionfano in se stessi e si pavoneggiano di quanto hanno scritto[1]; s'egli non frequenta le assemblee dei grammatici e le Accademie per aver l'aura della plebe letteraria, non è per questo ch'egli non ascolti, legga e difenda que' nobili scrittori i quali in compagnia di lui resero veramente d'oro l'età di Augusto. Ed egli è opinione assai fondata tra' critici, che nella satira III del Lib. I egli prenda la difesa di Virgilio contro a quei zerbini di Roma che trascorreano a motteggiare quel divino ingegno pari al romano imperio, perché era piuttosto stizzoso, perché uomo poco fatto per le loro brigate co' mali tosati capelli, con la veste mal messa in dosso, e con gli piedi che gli ballavano nelle scarpe[2].

E quello che dovrà riuscire di maraviglia ad ognuno è che essendo egli di professione poeta, a tante belle qualità dell'animo

  1. Discedo Alcaeus puncto illius: ille meo quis?
    Quis, nisi Callimachus? Si plus adposcere visus,
    Fit Minanermus, et optivo cognomine crescit.

    Ridentur mala qui componunt carmina: verum
    Gaudent scribentes, et se venerantur, et ultro
    Si taceas laudant quicquid scripsere beati.

    (Epist. II, Lib. II, [99-101; 106-108]).

    Scire velis, mea cur ingratus opuscula lector
    Laudet ametque domi, premat extra limen iniquus:
    Non ego ventosae plebis suffragia venor
    Impensis coenarum et tritae munere vestis.

    [Epist. XIX, Lib. I, 35-38].

  2. Iracundior est paulo, minus aptus acutis
    Naribus horum hominum; rideri possit, eo quod
    Rusticius tonso toga defluit, et male laxus
    In pede calceus haeret: at est bonus, ut melior vir
    Non alius quisquam; at tibi amicus; at ingenium ingens
    Inculto latet hoc sub corpore etc.

    [Sat. III, Lib. I, 29-34].

    Vedi le note di Dacier sopra questo luogo.