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Altri versi su questo stile hanno da essere così piani, che ci paia quasi direi della trascuratezza, e appena apparisca il metro: di tutte le varietà, di tutte le grazie hanno da essere conditi, di tutta la dilicatezza, e se il precetto con quella solita sua naturale durezza potesse offendere, l'antidoto ha da essere il modo di dirlo, per niente imperioso e duro.
Tra i sermoni alcuni ve ne sono in dialogo. Il primo, per esempio, del Libro II tra esso lui e Trebazio, giureconsulto così terso e leggiadro, frizzante, piacevole, che a tanto non giunse giammai Alessandro Pope, che imitar seppe tra gli altri quel sermone. Pare che nelle composizioni fatte da lui, in alcune singolarmente ch'egli intitolò Dialoghi, cammini più leggiero, non così pesante come prima e come Boileau nella satira tanto famosa contro alle donne, dove si vede veramente il bue che affanna e si travaglia nel far diritto il suo solco.
Nelle Satire medesime non è invasato dalla bile di Giovenale, che mena lo staffile a due mani, e dove arriva leva le bolle o fa sangue; non affetta la severità di Persio, che con viso arcigno ti predica sempre mai la virtù; è un amabile filosofo, un Socrate elegante, che dà una qualche sferzata quasi non volendo e di fuggita[1]; insegna scherzando, e co' più dolci rimedi riduce altri
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Caetera de genere hoc (adeo sunt multa) loquacem
Delassare valent Fabium.(Sat. I, Lib. I, [13-14])....quin etiam illud
Accidit, ut cuidam testes, caudamque salacem
Demeteret ferrum: «iure» omnes: Galba negabat.(Sat. II, ibid., [44-46]).Deprehendi miserum est: Fabio vel iudice vincam.
(ibid., [134]).....Nunquid Pomponius istis
Audiret leviora, pater si viveret?.(Sat. IV, Lib. I, [52-53]).Servius Oppidius Canusi duo praedia, dives
Antiquo censu natis divisse duobus
Fertur, et haec moriens pueris dixisse vocatis
Ad lectum: «Postquam te talos, Aule, nucesque
Ferre sinu laxo, donare, et ludere vidi,