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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/499

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orazio 493

dottrina accostavansi tutto giorno alle acque ippocrenie, non avvertendo con quali studi convenisse prima prepararvisi, e quanta dottrina rilucesse nel padre primo della Poesia e ne' Greci che lo seguirono, quanta in Virgilio, quanta ne rilucesse in Orazio medesimo. E lo stesso è degli oratori. Colui che poteva a suo talento svolger la Grecia e fu detto aver il fulmine sulla lingua, avea altresì a' fianchi quell'Anassagora che fu per antonomasia chiamato la mente. E Cicerone confessa ciò che avea di eloquenza, averlo non dalle officine dei retori, ma da' passeggi accademici[1]. L'arte oratoria o poetica può ben mostrarti la via di ordinar rettamente ciò che hai da dire; ma ciò che hai da dire sull'uffizio del capitano, del cittadino, sulla cultura delle terre, su' movimenti de' pianeti, te lo può soltanto insegnar la dottrina e lo studio. Il principio e il fonte del bene scrivere è il buon giudizio, dice Orazio: i libri socratici te ne potranno fornir la materia. E colui che l'avrà scelta secondo le forze sue, che l'avrà bene studiata e digerita in mente, non mancherà né di facondia, né di ordine; e le parole correran dietro spontanee alle cose[2]. Raccontasi dello spiritoso Steele, il quale ebbe tanta parte ne' quattro celebri libri periodici che uscirono al

[3]

  1. ↑ «Ego autem et me saepe nova videri dicere intelligo, cum pervetera dicain, sed inaudita plerisque: et fateor me oratorem, si modo sim, aut etiam quicumque sim, non ex rethorum officinis, sed ex Academiae spatiis extitisse»: in Orator, [3, 12].
  2. ↑

    Scribendi recte, sapere est et principium et fons.
    Rem tibi Socraticae poterunt ostendere chartae,
    Verbaque provisam rem non invita sequentur.
    Qui didicit, patriae quid debeat et quid amicis,
    Quo sit amore parens, quo frater amandus et hospes,
    Quod sit conscripti, quod iudicis officium, quae
    Partes in bellum missi ducis: ille profecto
    Reddere personae scit convenientia cuique.

    (in Art. Poet., [309-316]).
    e più indietro:

    ....cui lecta potenter erit res,
    Nec facundia deserei hunc, nec lucidus ordo.

    [40-41].
  3. ↑

    Nunc satis est dixisse «Ego mira poemata pango;
    Occupet extremum scabies: mihi turpe relinqui est;
    Et, quod non didici, sane nescire fateri».

    (ibid., [412-418]).