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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/513

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orazio 507

procede dal concetto alle parole, cioè incomincia da quello che gli è noto; e il lettore in contrario va dalle parole al concetto, in virtù delle quali dee farsegli noto lo stesso concetto. E biasima grandemente il Trissino, come colui che credendosi il più dotto uomo del mondo, egli aggiunge, mai non mostrava le cose sue per consigliarsene con altrui, ma sì per farle ammirare. Il giudizio dei veri amici conviene sopra ogni cosa e con sincerità d'animo cercare, e credere che la più maligna schiatta di nemici sono gli adulatori[1]. Trovano costoro bello, divino ogni cosa; batton le mani a ogni verso; ti prodigalizzano il bravo, il viva; ti mettono innanzi manicaretti carichi di spezierie piacevoli al palato, ma nocive allo stomaco. I veri amici vanno di pari col medico, che con rimedi dispiacevoli al gusto ti conduce a sanità. Così fatti eran Tarpa, quel rigido bibliotecario di Augusto, e singolarmente il severo Quintilio, di cui Orazio insieme con Virgilio ne piange la morte[2]. Quando uno se ne andava a leggergli una qualche sua composizione, ne venia egli segnando i versi deboli, i duri; dava di penna alle frasi triviali, ne tagliava fuori i troppo sfoggiati ornamenti; qua, diceva, ci è dell'oscurità, conviene più chiaramente esprimersi e senza equivoco; qua convien mutare. Che se altri non s'arrendeva alla ragione, e s'imputava a voler pur sostenere quanto gli era uscito dalla penna, non faceva più motto, e lasciava ch'egli amasse sé medesimo a suo talento e le cose sue senza temer di rivale[3]. Da

  1. «Pessimum inimicorum genus, laudantes»: Tacit., [Agricola, XLI].
  2. .... si quid tamen olim
    Scripseris, in Metii descendat iudicis aures,
    Et patris et nostras.

    (in Arte poetica, [386-388]).

    Ergo Quintilium perpetuus sopor
    Urget; cui Pudor, et Iustitiae soror
    Incorrupta Fides nudaque veritas
    Quando ullum invenient parem?

    (Od. XXIV, Lib. I [5-8]).

  3. Tu seu donaris, seu quid donare voles cui,
    Nolito ad versus tibi factos ducere plenum
    Laetitiae; clamabit enirn, «Pulchre, bene, recte»,
    Pallescet super his: etiam stillabit amicis