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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/515

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orazio 509


Congiuravano amichevolmente in Orazio la dottrina e l'ingegno, la natura e l'arte[1]; una incredibile pazienza nel correggere e una facilità grandissima nello immaginare; un sommo giudizio, per cui nelle cose che paiono tra loro più simili, si vengono a discernere le differenze, e un sommo spirito, per cui nelle più differenti si veggono le somiglianze. Volatilissima era in lui quella parte più sottile di noi che dà veramente vita alle cose d'ingegno, e fu chiamata il sale della ragione. E un tal sale veniva più che mai raffinato da Orazio nelle conversazioni de' più grandi e puliti uomini. Nelle grandi città solamente, dove comune si fa la scienza, dove gli spiriti si urtano insieme, per così dire, e si poliscono l'un l'altro, dove la sazietà di ogni cosa bella genera la delicatezza, dove si raddirizzano le idee al regolo della più fina critica, vi può regnar l'atticismo e l'urbanità. Sono le città grandi quasi altrettanti laboratori dello spirito; e quivi si apprende quella aggiustatezza e quella grazia con cui parlar conviene dinanzi alla leggiadra gente, dinanzi al fiore del mondo.

Dal concorrimento felice di tante cause potè sortire l'antica Italia un Orazio: in quella guisa medesima che dal concorrimento di cause respettivamente consimili, l'antica Grecia sortì un Omero. Venne questi nei tempi più favorevoli alla composizione d’un poema epico, quando la gagliardia delle passioni in Grecia era giunta al colmo[2], l'autorità del capo della impresa era limitatissima; e Orazio cadde ne' tempi più favorevoli a

    Luxuriantia compescet, nimis aspera sano
    Levabit cultu, virtute carentia tollet:
    Ludentis specieiu dabit et torquebitur, ut qui
    Nunc Satyrum, nunc agrestem Cyclopa movetur.

    (Epist. II, Lib. II, [109-125]).

  1. Natura fieret laudabile carmen an arte,
    Quaesitum est. Ego nec Studium sine divite vena,
    Nec rude quid prosit video ingenium: alterius sic
    Altera poscit opem res et coniurat amice.

    (in Arte poet., [408-411]).

  2. Vedi Blackwell, Essay on the Life and Writings of Homer.