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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/524

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518 nota critico-bibliografica


Nel rapporto diretto, invece, con le persone e gli ambienti intorno ai quali si muovevano le idee e le dispute di provenienza ma non di tono accademico, l'Algarotti si trovava a suo agio, poteva avvertire tangibilmente il prestigio ancora vivo di un apporto italiano in terra straniera, trovava il luogo ideale e congeniale di informazione sui temi più attraenti della letteratura nuova.

Il tono «medio» della mente dell'Algarotti[1], l'attrazione verso esperienze nuove e plurime di vita, favorivano l'inclinazione, propria di tutta la schiera dei viaggiatori del Settecento, alla varietà più che all'approfondimento degli interessi, di maniera che il Neutonianismo pare veramente come un «manifesto» iniziale per una futura esplorazione delle cittadelle europee della cultura.

Il tipo stesso di vita che lo scrittore conduceva, le frequenti partenze e gli improvvisi ritorni determinati dalla mutabilità dei rapporti con Federico di Prussia, dopo il '40, e con Federico Augusto III di Sassonia, dopo il '42, contribuisce, assieme alla sua vocazione inestinguibile di inviato culturale, a tale meno teso impegno e partecipazione alle diverse dispute che si incrociavano nei ritrovi spesso impreziositi dalla volterriana presenza, secondo modi e forme proprie di una rinnovata cultura, orientata verso il momento dello scambio, della comunicazione, del «commerce des idées» più che verso quello della elaborazione metodica dei nuovi dati acquisiti. I viaggiatori, prima degli altri, si sentono cittadini del nuovo regno della ragione e più o meno tutti, anche i nostri, i Baretti, i Bianconi, i Gozzi, i Bettinelli, i Rezzonico, con umori e limiti diversi, avvertono l'esigenza di instaurare contatti frequenti e vivi.

Di questa schiera l'Algarotti è la punta forse più avanzata, proprio perché sente l'urgenza di toccare con mano e in loco la ricchezza della tematica illuministica e perché sconta di persona, più a lungo e vivamente, l'impossibilità di uno stabile inserimento presso quei centri di vita culturale ai quali guardava l'avanguardia intellettuale d'Europa. Della varia esperienza di vita e di cultura dell'Algarotti, i Saggi sono tra le testimonianze più significative, non soltanto per la varietà dei «temi» che, nella tipica forma settecentesca del «saggio», essi accolgono, ma anche per il tentativo di integrazione in essi pre-

  1. Già il Trompeo faceva dell'Algarotti il tipico rappresentante della «media umanità del suo secolo» (cfr. la Prefazione ai Viaggi di Russia, Roma, Leonardo da Vinci, 1924, p. 3)