Vai al contenuto

Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/541

Da Wikisource.

nota critico-bibliografica 535

spiegare più unitariamente e storicamente la loro consistenza e la singolarità della loro testimonianza.

Un gruppo di tipici temi illuministici si impone nettamente, in tal senso, alla nostra attenzione: il pensiero di Cartesio e la relativa revisione della sua validità (Saggio sopra il Cartesio); gli scambi commerciali e la loro importanza (Saggio sopra il Commercio); l'influenza che il «clima» esercita sulla vita dei popoli e la loro cultura; il sorgere, entro un ristretto spazio di tempo e in particolari condizioni storiche, di grandi «ingegni» nella storia dell'umanità (cfr. i due saggi relativi).

La polemica contro Cartesio non è spinta fino alla negazione del valore della sua filosofia, ma si tramuta in una occasione per innalzare Galilei e Newton al di sopra del filosofo francese, quasi come gli estremi di un arco che scavalca la mediazione della cultura di Francia: e Newton non sarebbe potuto sorgere «se la Italia non avesse avuto un Galilei» (p. 427).

Il quadro dei commerci europei, tanto esilmente ma nitidamente abbozzato, si popola di Danesi, di Russi, di Olandesi, di Inglesi, i quali contribuiscono con la loro attività nel campo commerciale a mantenere anche l'equilibrio politico in Europa. Ma il «genio del commercio», la tecnica e il gusto di quell'attività, sono passate anch'esse dall'Italia nel Settentrione (cfr. p. 439), dove hanno ricevuto un magnifico impulso, al quale in Italia si può contrapporre solo il ricordo di una supremazia perduta e di un indimenticabile passato.

Il tema del commercio, con tanto interesse affrontato come altrove anche in Italia nel Settecento, affiorava già nella discussione sul «clima», che è uno degli argomenti di più ricca propagazione in tutta l'area illuministica. Ma anche a questo proposito sembra utile al presente discorso, più che l'esposizione delle due tesi diverse (la maggiore importanza da attribuire al clima o alle leggi come fattori determinanti dell'indole di una nazione), rilevare il modo col quale è fatta giocare tutta una ricca trama di cultura classica (le citazioni da Livio, Floro, Strabone, Cesare, Tacito) allo scopo di ricollegare agli esempi degli antichi l'affermazione di un «genio» non modificabile nelle nazioni, che ci mostra i Francesi incapaci «di lunghe fatiche» e aventi di sé «la più grande opinione», gli Inglesi forniti di «quell'ardore che mostrarono sempre» per la libertà, i Tedeschi inclini alla guerra, gli Spagnoli «alla buona fede». Tra i due elementi contrapposti del clima e della legge, fattori determinanti dell'indole di una gente, resta inse-