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| nota critico-bibliografica | 545 |
della reale condizione storica e delle ideologie che ad essa sono connesse, l'Algarotti operò già molto, anche con le sue contraddittorie o approssimative soluzioni critiche, perché l'amoroso suo sforzo di integrazione e di reciproca illuminazione di elementi culturali diversi si affianca, per la sua larga tematica, all'azione degli altri nostri innovatori, anche di quelli provvisti di un vigore critico maggiore del suo.
Per un impegno carico di nuovi umori polemici, che si traducano in sostanziale forza operante, occorreranno i nuovi ideali, i nuovi risentimenti che sono propri di un'altra età. Ma intanto, nel tentativo, soggetto ad evidenti perplessità, di ricollegare ad alcuni cardini teorici la realtà delle nuove culture nazionali, tutta una ricca messe di dati culturali, di innovazioni linguistiche, di fermenti concettuali, passa, attraverso l'Algarotti, negli strati della nostra compagine sociale. E se questa cultura non trova subito pronta una borghesia operante e decisa a metterne in atto i chiari stimoli a innovare gli istituti nazionali, è pur vero che queste pagine giungevano tra le mani di uomini appartenenti ai ceti più diversi, di coloro che dello scrittore apprezzarono l'amicizia e gli scritti e che non erano tutti «nobili oziosi», né sempre svolgevano nelle Accademie un'azione soltanto ossequiosa delle anguste convenienze locali o delle mode letterarie. Non solo presso un Bettinelli, un Gozzi, un Maffei, ma anche presso gli Zanotti,
l’Ortes, Giovanni Poleni, Giovanni Lami, Clemente Sibiliato, Giuseppe Pecis, Carlo Bianconi, Antonio Conti, Aurelio Bernieri, Paolo Frisi, Alessandro e Domenico Fabri, Gregorio Bressani, Giuseppe Santarelli, Giovanni Emo, Lorenzo Guazzesi, Claudio Pasquini, Cesare Malvasia, Giovan Maria Mazzucchelli, Jacopo Stellini, le pagine dei Saggi ebbero ammirata accoglienza. Uomini, in qualche caso, dal nome quasi oscuro, soggetti a un vario limite di capacità morali e mentali. Ma, accanto al gruppo impegnato e pugnace degli illuministi lombardi e napoletani, sono anch'essi nel campo dell'arte, della letteratura, della scienza, della pubblica amministrazione, i custodi o gli artefici minori di una coscienza che, nella direzione dei prossimi ideali romantici, è già disposta ad accogliere nell'Italia settecentesca i fermenti di un rinnovamento civile.
| 35 — Algarotti. |