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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/568

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562 nota filologica

non giunse neppure a divenire progetto più maturo a causa della scomparsa dello scrittore, la quale fa aggiudicare di fatto alla Coltellini la rappresentanza della fase ultima dei «realizzati» desideri editoriali dell'Algarotti.

Tuttavia, l'incidenza della data di morte dell'autore nel tempo che va dall'inizio al compimento dell'edizione livornese, pone nettamente il problema relativo ai limiti entro i quali egli potè effettivamente curare quella stampa che difende da sola, a tutto il '64, l'autorità del testo.

Nei primi giorni del dicembre 1763 l'Algarotti annunciava come prossima l'uscita del primo tomo[1]; ma all'inizio del gennaio la pubblicazione tardava ancora[2] e avveniva solo entro la prima metà del mese, mentre si iniziava subito dopo la stampa del tomo secondo[3]. Quest'ultimo, che contiene la prima parte dei Saggi, doveva essere già da qualche tempo in luce quando l'Algarotti ne scriveva al fratello

  1. «Si è cominciata qui in Toscana una edizione di varie mie cosareile, che andranno a non so quanti tometti. Il primo uscirà tra quindici giorni al più tardi» (Lettera a Voltaire, 5 dicembre 1763, t. XVI).
  2. «Ben vi dirò che si è cominciata a Livorno una edizione delle cose mie che andrà a 8 o 9 volumetti. Il 1° uscirà tra due o tre giorni ed il 2° alla metà del prossimo mese» (Lettera al fratello Bonomo, 6 gennaio 1764: Treviso, Bibl. Comunale, ms. Algarotti, 1256 B). Da una lettera a Montucla del 16 dicembre 1763, t. X, pare invece che il 1° tomo della Coltellini a tale data fosse già uscito: «...prendo la libertà di trasmetterle il primo volume di varie mie cosette». È probabile che, se l'Algarotti non mentisce e se esatta è la data della Palese, si tratti semplicemente dell'annuncio di un invio che non potè realizzarsi subito per il ritardo della stampa. Un probabile accenno alle cause di esso, che del resto rimangono oscure, pare contenuto nelle parole di una lettera dell'Algarotti senza nome di destinatario, ma certamente indirizzata all'Aubert: «Riconosco pienamente il pregio della confidenza di cui Ella ha voluto mettermi a parte mandandomi la lettera del Signor Abate Coltellini e le ne rendo quelle grazie che so e posso maggiori. Stia pur sicuro che ninno al mondo saprà nulla di tutto questo. Bene mi rallegro molto di udire che le cose abbiano da andare diversamente da quello si credeva e sopra tutto ch'Ella debba avere la direzione della Stamperia»; e più avanti ritorna la preoccupazione per il frontespizio dell'edizione: «Ho piacere che abbiamo condotto a fine il nostro gran trattatello. Le dirò cortesemente Ch'Ella si è scordata di uno dei più importanti articoli, e questo si è quello della Carta Ondata. L'approvazione l'avremo per domani. Il rame quando sarà egli intagliato? Mi raccomando perché le lettere siano graziose e la data fatta al modo che le scrissi» (Lettera del 22 gennaio 1764: Livorno, Bibl. Labronica «F. D. Guerrazzi», Dono Targioni-Tozzetti, Ins. n. 90). Il direttore della stamperia Coltellini in questo periodo fu Giuseppe Aubert quondam Andrea (si veda anche la Lettera al fratello Bonomo del 20 aprile 1764: Treviso, Bibl. Comunale, ms. Algarotti 1256 B, e il brano del testamento riportato qui a p. 563, n. 4).
  3. «Domani s'incomincia a ristampare nel secondo tomo delle mie opere il mio Saggio sopra la pittura. Ho dato ordine che ne tirino trenta copie a parte» (Lettera a Mauro Tesi, 16 gennaio 1764, t. X).