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| nota filologica | 585 |
sue acque di salse in dolci (III, 307) = 413 / trasmuta le sue acque salse in dolci (IV, 357-358); e ci sia (III, 308) = 413 / e vi sia (IV, 359); , e anche qui [...] tangenti, (III, 315) = 417 / (e anche qui [...] tangenti) (IV, 368); nelle cose geometriche (III, 316) = 418 / nelle cose analitiche (IV, 370); (per quanto penso) (III, 317) = 418 / , per quanto penso, (IV, 371); vampo (III, 318) = 419 / vanto (IV, 373); spagnolo (III, 319) = 419 / spagnuolo (IV, 373); la qualità sensibile (III, 319) = 419 / le qualità sensibili (IV, 374); non sembra che del Commercio ne avessero gli Antichi quell'alto concetto che ne hanno i moderni (III, 347) = 437 / non sembra che del commercio avessero gli antichi quell'alto concetto che ne hanno i moderni (IV, 319); Ollandesi (III, 353, 354) = 441 / Olandesi (IV, 327, 329); Affrica (III, 356) = 442 / Africa (IV, 331); Wiston (III, 374) (ma Whiston = 455) / Wisthon (IV, 422); pochi giorni dopo la morte di Cesare, essere la di lui anima (III, 374) = 455 / pochi giorni dopo la morte di Cesare. Diceasi essere la di lui anima (IV, 422); transferire (III, 387) = 463 / trasferire (IV, 440); aborrire (III, 391) = 467 / abborrire (IV, 446); transunto (III, 393) = 468 / trasunto, (IV, 448); ora col sonno, ora col vino di smaltire (III, 401) = 473 / ora col vino di smaltire (IV, 461); gli piedi (III, 407) = 477 / li piedi (IV, 470); contrafatta (III, 416) = 483 / contraffatta (IV, 483); scoglio cessato dall'istesso Virgilio (III, 428) = 492 / scoglio schifato dall'istesso Virgilio (IV, 502); bagattelle (III, 433) = 494 / bagatelle (IV, 509); trovavansi (III, 438) = 497 / trovatisi (IV, 516); pispiglia (III, 449) = 505 / bisbiglia (IV, 533); s'imputava (III, 453) = 507 / s'impuntava (IV, 539); raddirizzano (III, 455) = 509 / raddrizzano (IV, 543); Sifilide (III, 456) = 510 / Sifilide (IV, 545).
La convinzione della bontà delle proposte della stampa di Livorno, in questi casi, può sembrare meno evidente per alcuni di essi che si stagliano subito sugli altri suggestivamente, proprio in quanto sembrano collocarsi con difficoltà in mezzo a questa famiglia. Ma l'analisi dettagliata riconferma la tendenza di Pa a normalizzare oltre i limiti del lecito o a modificare piuttosto meccanicamente e in modo non critico alcune espressioni di C. Già si è detto del caso di «amatita»[1], conservato secondo C, in quanto testimoniato dal vocabolario della Crusca, che l'Algarotti consultava assiduamente negli ultimi suoi anni, nello sforzo di operare l'ufficiale reinserimento della propria prosa, arricchita e smossa da fermenti semantici e stilistici di acquisizione europea, nel più netto solco della tradizione nazionale. Si pensi ancora a un caso, forse più macroscopico, come quello di «Santa Polonia», dipinta dal Tiepolo, secondo C, mentre per la Palese l'immagine in questione
- ↑ La forma è attestata accanto a quella aferetica dalle prime documentazioni fino al ’700; la a invece di e (gr. αίματίτης; lat. «haematites») si spiega per assimilazione.