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| la pittura | 59 |
cioè in cui la mano dee francamente eseguire quanto di più bello e peregrino può apprendere la fantasia, che si propone di giugnere a dar rilievo alle cose piane, luce alle scure, lontananza alle vicine, vita ed anima ad una tela. Onde, mercé i dotti suoi inganni, ella faccia dire allo spettatore:
Della educazione prima del pittore
Conosciuto a varie prove uno ingegno fatto da natura per riuscire nell'arte del dipingere, mal farebbe chi lo mettesse nella solita strada degli studi, e col branco degli altri fanciulli lo mandasse alla scuola per apprendere il latino. In cambio dell'Emanuelle si dovrà farlo ammaestrare nei rudimenti della lingua italiana; e in cambio delle Epistole di Cicerone gli si dovrà far leggere il Borghini, il Baldinucci, il Vasari. E da ciò ne verranno due beni: l'uno che imparerà a bene esprimersi nella propria lingua, cosa a chi professa un’arte liberale necessaria non che dicevole; l'altro che verrà acquistando cognizioni appartenenti alla profession sua. E occorrendogli di leggere assai volte in quanto onore tenuta fosse da' principi e da' più gran signori la Pittura, le ricompense e i premi ch’ella ne ebbe in ogni tempo larghissimi, si verrà sempre più accendendo nell'amore di quella.
Tosto che sia da porgli l’amatita in mano, non è di così lieve importanza, come forse alcun pensa, da quali esempi egli incomincerà suoi studi. I primi profili, le prime mani, i primi piedi ch'ei disegnerà sieno sulle cose de' migliori maestri, ond'egli possa sino dal bel principio erudir l'occhio e la mano nelle forme più scelte e nelle più belle proporzioni[1]. A un giovane che s'era messo a copiar cose di un mediocre pittore per passar poi a