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| 70 | la pittura |
condotta con tal maestrìa, che le cornacchie, animale non tanto goffo, credendo vere certe tegole ivi dipinte, volavano per sopra posarvisi[1]; a quel modo che da certi gradini dipinti in una prospettiva dal Dentone fu ingannato un cane che, volendo salirgli in piena corsa, diede fieramente contro al muro, e nobilitò con la sua morte l'artifizio di quell'opera. Ma che più? Quando Vitruvio espressamente ne dice in qual tempo e da chi fosse trovata quest'arte. Fu essa primieramente a' tempi di Eschilo messa in pratica nel teatro di Atene da Agatarco, e da Anassagora e da Democrito ridotta dipoi a precetti ed a scienza[2]. Nel che avvenne come nelle altre arti; che venne prima la pratica e in appresso la teorica. Dovette il pittore, delle cose naturali osservatore accuratissimo, rappresentare a dovere quegli effetti che egli avea notato costantemente succedere nel presentarsi che fanno all'occhio nostro gli oggetti; e quegli effetti furono dipoi da' geometri dimostrati necessari e ridotti sotto a certi teoremi; non altrimenti che avendo Omero, per via di finissime osservazioni sulla natura, composta la Iliade e Sofocle l'Edipo, potè dipoi Aristotele ricavare da quelle sovrane opere dello ingegno umano le regole e i precetti dell’arte poetica. Sino adunque da' tempi di Pericle era la prospettiva ridotta in corpo di scienza; la quale non si rimase già confinata ne' teatri, ma nelle scuole trapassò della pittura, come un'arte non meno necessaria a' quadri, di quello che si fosse a’ teatri medesimi. Pamfilo, il quale
- ↑ «Habuit et scena ludis Claudii Pulcri magnani admirationem picturae, cum ad tegularum similitudinem corvi decepti imagine advolarent»: C. Plin., Nat. Hist., Lib. XXXV, cap. IV.
- ↑ «Namqueprimum Agatarchus Athenis, Aeschylo docente tragoediam, scenam fecit, et de ea commentarium reliquit. Ex eo moniti Democritus et Anaxagoras, de eadem re scripserunt, quemadmodum oporteat ad aciem oculorum radiorumque extensionem, certo loco centro constituto, ad lineas ratione naturali respondere: uti de incerta re certae imagines aediliciorum in scenarum picturis redderent speciem, et quae in directis planisque frontibus sint figuratae, alia abscedentia, alia prominentia esse videantur»: Vitruv., in Praef. Lib. VII. Vedi anche, se vuoi, Discours sur la Perspective de l'ancienne peinture, ou sculpture, par Mr. l’Abbé Sallier, t. XI, Mémoires de l’Académie des Inscriptions.
ceorumque cuneorum inter se varias distributiones. Postea ingressi sunt, ut etiam aedificiorum figuras columnarumque et fastigiorum eminentes proiecturas imitarentur; patentibus autem locis, uti exedris, propter amplitudinem parietum, scenarum frontes Tragico more, aut Comico, seu Satyrico designarent»: Vitruv., Lib. VII, cap. V.