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| 76 | la pittura |
congiunto l'esempio, si vede dove i gran maestri hanno creduto doversi con felice ardire allontanare dalle regole e modificarle secondo i diversi caratteri che aveano da rappresentare. Nella Niobe, che al pari di Giunone ha da spirare maestà, sono alterate alcune parti, le quali si veggono più dilicate e minute nella Venere; esempio della femminile leggiadrìa. Le gambe e le cosce dell'Apollo di Belvedere, alquanto più lunghe che non vorrebbe la giusta proporzione, contribuiscono non poco a dargli quella sveltezza ed agilità che stanno così bene con la movenza di quel Dio; siccome la straordinaria grossezza del collo aggiugne forza all'Ercole farnese, e gli dà non so che di taurino.
Ne' corpi de' putti è comune opinione dei pittori che non abbiano gli antichi dato nel segno, come riuscì loro ne' corpi delle femmine e degli uomini e nelle forme singolarmente degli Dei, essendo quivi giunti a far sì che insieme cogli medesimi Dei fossero venerati coloro che gli scolpirono[1]. E una tale opinione pur sostengono, quantunque per uno Amore soltanto di Prassitele andassero già i dilettanti a Tespia[2], quantunque un altro egli ne scolpisse per la città di Pario, celebre non meno che la sua Venere gnidia e profanato egualmente anch’esso da uno intendente dell'arte[3] quantunque si sappia che da un gesso
- ↑ προσκυνοῦνται γοῦν οὗτοι μετὰ τῶν θεῶν: Lucian., Somnio, [8].
- ↑ «Idem, opinor, artifex <Praxiteles> eiusdem modi Cupidinem fecit ilium, qui est Thespiis, propter quern Thespiae visuntur. Nam alia visendi causa nulla est»: Cic., in Verrem de Signis, [2].
Αἱ δὲ Θεσπιαὶ πρότερον μὲν ἐγνωρίζοντο διὰ τὸν Ἔρωτα τὸν Πραξιτέλους etc.: Strabo, Lib. IX, [410].
«Eiusdem est et Cupido obiectus a Cicerone Verri; ille, propter quem Thespiae visebantur, nunc in Octaviae scholis positus»: C. Plin., Nat. Hist., Lib. XXXVI, cap. V. - ↑ «Eiusdem et alter nudus in Pario colonia Propontidis, par Veneri gnidiae nobilitate et iniuria. Adamavit enim eum Alchidas rhodius, atque in eo quoque simile amoris vestigium reliquit»: Id., ibid. Della Venere gnidia avea detto poche righe innanzi: «Ferunt amore captum quemdam, cum delituisset noctu simulacro cohaesisse, eiusque cupiditatis esse indicem maculam». Al qual luogo il Padre Harduino fa la seguente annotazione: «Vide Valerium Max., Lib. 8, cap. II, pag. 400. Ex Posidippo historico refert hoc ipsum
eximia quaedam, quam intuens, in eaque defixus, ad illius similitudinem artem et manum dirigebat»: Cic., Orator, art. II.
«Ex aere vero praeter Amazonem supra dictam, <fecit Phidias> Minervam tam eximiae pulchritudinis, ut formae cognomen acceperit»: C. Plin, Nat. Hist., Lib. XXXIV, cap. VIII.