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| la pittura | 77 |
formato sull'antico sieno ricavati quegli angioletti della gloria del S. Pietro Martire di Tiziano, i più belli che mai scendessero di Paradiso[1]. Ai putti, dicon costoro, non seppero gli antichi dare quel morbido e quelle tenerezze che diede loro dipoi il Fiammingo col fargli colle gote, mani e piedi alquanto enfiati, grossa la testa ed il ventre anzi che no. Il qual modo è ora seguito quasi che da tutti. Ma non avvertono questi tali che quei primi abbozzi di natura ben di rado si vogliono imitare dall'artefice, e che quella prima e tenerissima infanzia non ha in sé alcuna forma buona o che tragga al buono. Gli antichi presero a rappresentare i puttini, quando giunti al quarto o al quinto anno è come digerito il soverchio umidore del corpo, e le membra si distendono ai loro contorni e a quella proporzione che dia segno di ciò che saranno un giorno. Il che tanto più è da osservarsi, quanto che i putti pur s’introducono nei bassirilievi o nei quadri perché vi operino alcuna cosa; come quei bellissimi amoretti antichi che si veggono in Venezia scherzare con l'armi di Marte e sollevare la poderosa spada del Dio, o quello scaltrito della Danae di Annibale, il quale, gittati a terra gli strali, riempie la faretra di monete d’oro. Ora qual maggiore improprietà di costume, quanto il dare atti di forza e di giudizio a quella prima infanzia, a quella tenerissima età la quale non è atta per niun conto a governarsi, né a reggersi da sé medesima[2]?
Il giovane non potrà mai considerar le greche statue, qualunque carattere od età ne figurino,
che non ci scorga in lor nuova bellezza;
non potrà mai disegnarle abbastanza, stando a quel giudizioso motto posto dal Maratti in quella sua stampa detta la Scuola. Verità che fu riconosciuta dallo stesso Rubens. Il quale, benché
- ↑ Ridolfi, nella Vita di Tiziano.
- ↑ Vedi Bellori nella Vita del Fiammingo e dell'Algardi.
Clemens Alex., in Protrept., p. 38: Ἀφροδίτης δέ ἄλλη ἐν Κνίδου ἦν λἶδος ἦν, χαἱ χαλη η ἐτἐρoζ ηρασφη ταύτης, χαὶ μὶγνυται τη λὶφω Ποσὶδιπποζ ὶστορεὶ ευ τω περι Κυὶδου.