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| la pittura | 79 |
proporzione, saprà correggerlo nel ricopiarlo e ridurlo ne' convenienti termini. La Pittura è in questa parte come la Medicina: l'arte di levare e di aggiugnere.
Egli non è da dissimulare che, seguendo il metodo di apprendere la pittura sinora discorso, un qualche pericolo altri può correre. E ciò è di dare, troppo guardando le statue, nello statuino e nel secco; come di rappresentare i corpi quasi scorticati, troppo studiando in su' cadaveri; non ci essendo che il naturale che, oltre a una certa grazia e vivezza, abbia in sé di quel semplice, facile e molle, che male si può apprendere dalle cose rimorte, o dalle cose dell'arte[1] L'uno di tali rimproveri vien fatto alcuna volta al Pussino, e l'altro assai più spesso a Michelagnolo. Dove altra cosa non si può dire, se non che gli stessi più grandi uomini non sono né manco essi irreprensibili, e che tali esempi si dovranno porre con quegli altri moltissimi che ci sono dell'abuso che è solito far l'uomo anche dell'ottimo, quando ei non sappia co' suoi contrari debitamente temperarlo e correggerlo.
Ma niuno somigliante pericolo si potrà certamente correre a non istancarsi di disegnar lungo tempo prima di stender la mano a colorare. I colori nella pittura, secondo le parole di un gran maestro, sono quasi lusinghe per persuadere gli occhi, come la venustà dei versi nella poesia[2]. E il disegno non è egli per il pittore ciò che è per uno scrittore la proprietà delle parole, la giusta intonazione per il musico? Dica pur chi vuole, un quadro disegnato giusta le regole della Prospettiva e i principî della Notomia, sarà sempre dagli intendenti avuto in maggior pregio, che un quadro, sia quanto si voglia ben colorito, ma di non accurato disegno. Un altro gran maestro faceva sì gran caso del contorno, che secondo certo suo detto che a noi è pervenuto, tutte altre cose egli le avea quasi per nulla[3] E di ciò, a mio credere, la ragione si è questa: che la Natura ben fa gli uomini