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| 80 | la pittura |
di varia tinta e carnagione; ma ella non opera mai ne' movimenti loro contro a' principi meccanici della Notomia, né mai opera contro alle leggi geometriche della Prospettiva nel rappresentarceli all'occhio. Onde assai chiaro si vede come in materia di disegno non ci è colpa che grave non sia; e si comprende il gran sentimento che è in quelle parole dette da Michelagnolo al Vasari dopo visto un quadro del principe della scuola veneziana: «Gran peccato», diss'egli, «che costui non abbia imparato da principio a ben disegnare»[1]. La energia della Natura si piega nei minimi; e ne' minimi sta l'eccellenza dell'arte.
Del colorito
Quando poi verrà il tempo da incominciare a maneggiare il pennello, non potrà essere al pittore se non di grande utilità che di quella parte ancora dell'Ottica egli abbia contezza la quale ha per proprio suo obbietto la natura della luce e de' colori.
La luce, per quanto purissima cosa ne appaia, è quasi un composto di differenti materie; e si è felicemente discoperto in questi ultimi tempi il numero e la dose degl'ingredienti che la compongono. Ciascun raggio, quanto si voglia sottile, è un fascetto di raggi rossi, dorè, gialli, verdi, azzurri, indachi e violati, che così mescolati insieme non possiamo l'uno dall'altro discernere, ed il bianco vengono a formar della luce. Il qual bianco non è colore per sé, come disse espressamente quasi precursore del Neutono il dottissimo Lionardo da Vinci, ma è ricetto di qualunque colore[2]. Cotesti vari colori componenti la luce, immutabili in se stessi e di varie qualità dotati, si separano però continuamente d'insieme all'esser la luce riflessa o trasmessa da' corpi; e sì agli occhi nostri si manifestano.
- ↑ Vasari nella Vita di Tiziano, [p. 386]. «Onde dir soleva il Tintoretto che Tiziano talor fece alcune cose che far non si potevano più intese o migliori; ma che altre ancora si potevano meglio disegnare»: Ridolfi, nella Vita di Tiziano, [p. 155].
- ↑ Trattato della Pittura, cap. CIV.