Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/137

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Dialogo Terzo 125

come bifogna che ne mandi alla lente, ^ciocche fa fua immagine fi dipinga fulla carta della ^CameraofcuraSe adunque gli ogge tu fa an .poto «eU* luce, e noi nelle tenebre, fe ne dipingerà V immagine falla retina, e noi li vedremo: non U vedremo poi, fc eiìi faranno nelle tenebre , poiché in quello cafo per mancanza di luce 1 I imrna- afne no fi dipingerà, lo no veggo che cofa fbbìa che far F & grolla e fottile con quefte immagini . i* vero, rifpos' io , eh ella non che far nulla colf immagine, da cui dipende la vinone; ma ella avea bensì che fare fi^n, da quali dipendeva Toner della Filofona di Lucrezio E qual cofa al Mondo non a che fare cori un Filosofo imbarazzato nella fpiegazioo d un fenomeno ? Ma voi avete fpiegato quello cosi b. ne che non dubito di proporvene un altro, che vi farà molte volte accaduto di otfervare, ed e, che «affando da un luogo molto illuminato in un alno, che lo Gi pochini e che fi può dire ofcuro nfpetto al primo, da principio non fi vedono in modo alcuno gli oggetti, che m quel luogo fono: ma fi cominciano poi a vedere a poco a poco, e dopo qualche tempo fi diftinguono, e vedon benifiìmo: il che è cagione talvolta di alcuni incovenienti nella Società, i quali 11 a bea pretto luogo di riconofeere, e di pentirfene 1 uà luccedere per efempio ch'entrando nella itanza d'una Dama, che o perchè fi a ammalata, o perchè fi cerfuada d'efferlo ami l'ofcunta, li prenda una perfona per un' altra, e che un complimento pien di vivezza e di grazia fi a indirizzato mal a