Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/219

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Dialogo Quinto. 207

di là à ali a quale egli fi cangiava forfè in amore, poiché lafciava poi elTervi quanto voto fi voìea. Che più? Nerone avea eretto nella fuaCafa aurea il più magnifico effetto del D e fpo tifino dell’Uni-verfo,un Tempio di una pietra talmente tra (parente, che anco a chiufe porre il lume delgtorno v’entrava. Plinio che ce ne à darò la relazione, -in luogo di contentarti di dire, ch’ella era molto più trasparente dell’Alabama), dice ch’ella non trasmetteva già la luce, come le altre cofe disfo ne, ma che la rinchiudeva in certo modo dentro a fe; il che fe folle flato, molto più luminofa avre’bb’ella dovuto apparir la notte,che il giorno.

Gli Antichi amavau meglio di maravigliarli, che di fapere, e flimavan per avventura le fpe* rienze folo mezzo per veramente ammirar la datura, troppo materiali per occupar l’attenzion di un Filofofo, che non dee confultar che la ragione, non avvifandofi certamente mai, ch’file doveliero un giorno a tal fottigliezza rindutlnofe Polì e ri tà condurre, da fotto porre all’efame della bilancia il pefo della fiamma, creduta altre volte leggiera foìlariza, in grazia di cui elfi avean fino una particolare Sfera di fuoco, ov’ella tender doveife, da calcolare quanto giornalmente noi perdiamo per la tralptrazione ìnfenfibile, che continuamente fi fa dal noltro corpo, quanti milioni di botti d’acqua trafpiri il Mediterraneo in un giorno di S-tate, e da conofeere di quanto un’uomo per la franchezza de’ mufcoli fee mi in grandezza dal mattino alla fera; da contrafFire in fì;;c: la Natura ìfleflamulandone con certe Chimiche