Pagina:Algarotti - Il Newtonianismo per le dame, 1737.djvu/224

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212 Dialogo Quinto.

poco col fapone fcofTa, fi ricoprirà con un verro affine di feltrarla all’agitazione dell" aria; ella fi offerverà fparfa di diverti colori, i quali fi ftcndono come tanti anelli l’uno dentro l’altra intorno alla fommità di ella; t a mi fura, ch’ella diviene più fertile,. difendendo continuamente l’acqua alle parti inferiori, quelli fi dilatano lentamente, e fi fp argo no fopra tutta» la bolla, di-, feendendo per ordine fino al ballo, dove poi fvanifeono l’uno appo’ l’altro. La varietà di quelli colori, dipendeva dalla varietà della grollezza, che à la bolla d’acqua in varie parti. Ma quelle varietà non erano così facili da determinarti, e farebbono per avventura fiate imponibili a tutt* altri, che a lui; il quale in mille guife a que’ fuoi anelli la prova diede condotto [emrpre dalla Geometria, di cui egli crebbe e nutrirli, e da uno fpinto di olTervazione, che tanto più par fecondo, quanto più le offervazioni fon difficili, e dilicate. Egli trovò, che certe determinare groffczzc fon necelTarie in una laminctta per efempio d’acqua, perch’ella rifletta un certo colore, e certe altre, perchè ne rifletta un’altro, e generalmente che minor grolle zza è neceflaria, perchè henoriflettuti i faggi più rifrangibili,. come il violetto, e l’indaco, che i meno, come il rollò, e l’arancio, trattandoli d’una materia di egual_ denfità. Se poi la denfità in una materia farà minore che in un’altra, come lo è nell’aria nfpetto all’acquagli maggior grollezza in quella che in quella farà meftien perchè iìa riflettuto il medefimo coloie. Nella fletta marnerà definì egli le grossezze