Pagina:Alighieri, Dante – La Divina Commedia, 1933 – BEIC 1730903.djvu/293

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

purgatorio - canto xxix 287

     l’un si mostrava alcun de’ famigliari
di quel sommo Ipocráte, che natura
138a li animali fe’ ch’ell’ha piú cari;
     mostrava l’altro la contraria cura
con una spada lucida e aguta,
141tal che di qua dal rio mi fe’ paura.
     Poi vidi quattro in umile paruta;
e di retro da tutti un vecchio solo
144venir, dormendo, con la faccia arguta.
     E questi sette col primaio stuolo
erano abituati, ma di gigli
147dintorno al capo non facevan brolo,
     anzi di rose e d’altri fior vermigli:
giurato avria poco lontano aspetto
150che tutti ardesser di sopra da’ cigli.
     E quando il carro a me fu a rimpetto,
un tuon s’udi; e quelle genti degne
153parvero aver l’andar piú interdetto,
     fermandosi ivi con le prime insegne.