Pagina:Alle porte d'Italia.djvu/362

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348 alle porte d'italia

loro montagne, in difesa della patria di tutti, fu come una scintilla che fece divampare e prorompere in grida altissime mille sentimenti generosi. Si videro agitarsi tra la folla centinaia di cuffiette bianche di Valdesi; da una finestra cadde una corona con l’emblema della candela della fede; e mistress Penrith, balzata in piedi, ricacciò dentro a stento un grido d’entusiasmo protestante. Cinque barbuti ministri delle valli, ch’erano in un angolo del nostro palco, s’alzarono, scoprendosi il capo. Ma al Rogelli passò un triste pensiero. — A chi sa quanti di costoro, — disse, — è già entrata in capo l’America! — All’agronomo era entrato in capo il vino di Bricherasio, come se l’alito di quei soldati gliene avesse portato alle nari l’aroma. — E rimangon così calmi, — osservò la signora, — così placidi, in mezzo a tante dimostrazioni! — Che vuol lei! — riprese il Rogelli; — sono Alpini. Son tutti cosi. Ma vedono e sentono tutto, non dubiti. Come in montagna. Vanno su zufolando, e paion distratti; ma nulla sfugge al loro sguardo e al loro orecchio: nè il pietrone accanto alla via, che l’anno passato non c’era; nè una scorciatoia che faccia risparmiar cinque passi; nè il suono d’una voce lontanissima che noi non udremmo neppure un miglio più avanti. Ah! i sensi degli Alpini, signori! Dove noi non distinguiamo una casa da un masso, essi distinguono una donna da un uomo; odorano l’erbe da insalata a dieci passi di distanza, sentono al fiuto l’acqua nascosta e la nebbia che s’alza; indovinano il sentiero invisibile, prevedono il burrone lontano, capiscon dallo