| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| — 107 — |
passo di Altare, fra Savona ed Acqui, e con lui stanno le autorità poderose di Napoleone Iº, del generale Mezzacapo, del Malte-Brun, del Balbi, ecc.: ma, nè a detto giogo, nè ad altro monte vicino allo stesso (l’Amati adotta il monte dello Schiavo) fra Savona e Vado, si possono logicamente spinger le vere Alpi. Non abbiamo qui difatti mutamento sensibile nella direzione SW-NE della catena ligure: i caratteri fisici esterni sono analoghi fra gran tratto della giogaja precedente e quella successiva, e non è vero che il giogo d’Altare o Cadibona (490 metri) segni la massima depressione dello spartiacque in questa regione, arrivando quello dei Giovi a soli 469 metri. L’altezza media a ponente del colle Cadibona è su per giù la stessa che a levante, anzi da questa parte l’Appennino si alza più rapidamente che non dall’altra.
Certo conveniva al gran Napoleone estendere fin a questo giogo, celebre per il suo passaggio nel 1796, il dominio strategico delle Alpi marittime, considerando magari gran parte della Riviera di ponente quale continuazione della Francia, ma questa non è una solida ragione geografica. Nè lo è di più quella di assegnar per divisione delle due catene il colle di Tenda, di cui fra poco parleremo: colà non abbiamo nè brusca inflessione nell’asse della catena, nè cambiamento di aspetto fisico di essa e dei contrafforti, e neppure una diminuzione d’altezza a levante dal medesimo, giacchè in tal direzione il monte Cassino passa i 3000 metri, su per giù come il monte Clapier ed il monte Mercantour dall’altra banda. Anzi il colle del Tanarello, più orientale di quello di Tenda, lo supera in elevazione, toccando i 2063 metri: nulla riscontriamo dunque di saliente e decisivo nel prefato colle per assegnarlo come Dio termine delle Alpi marittime, nelle quali all’opposto è rinchiuso. Lo Zuccagni-Orlandini mette per ultima vetta delle Alpi il monte Gotero (1704 metri), a SE di Ornea e per prima dell’Appennino il Settepani (1386 metri), distante 17 chilometri ad E del precedente, fra i quali corre un tratto livellato sui mille metri: ma è un confine troppo lato e mal sicuro, ed è insufficiente a creare il distacco la differenza di altezza fra quelle due vette essendovene lì vicino altro ben più marcato. Così il monte Fronte, (2146 metri) un po’ a Sud delle origini del Tanaro, è seguito dai monti Densa ed Escia, inferiori ai 1500 e dal Colle di Nava (948 metri), ed allo stesso Settepani segue il monte Lecco, alto soli 948 m. e così via. Taluno volle basarsi sulle differenze geologiche, ma questo poco giovano, predominando laggiù, in entrambe le catene contigue, le più svariate forme di calcari con giacimenti granitici saltuarii, senza nitide e permanenti mutazioni in un qualsiasi punto; è un intreccio complesso di formazioni, che malissimo si presta alla soluzione del nostro problema, puramente geografico.
A noi pare di gran lunga più logica ed accettabile sotto ogni rapporto la seguente soluzione, accolta in parte dal Dizionario Geografico d’Europa del prof. Vincenzo De Castro ed in quello degli Stati Sardi del prof. G. Casalis, e sviluppata in modo completo e con larghezza di solidi argomenti dall’Avv. P. Canepa in una Memoria edita a Genova nel 1878. Le Alpi Marittime del giogo dell’Enchastraye o Pouriac (sorgente della Stura di Cuneo) mantengono la direzione prima da NW a SE, poi da W ad E pressapoco, fino al Monte Cassino (circa 3100 metri) prossimo alla sorgente del Tanaro.
In questo tratto si hanno altezze non poche superiori ai 3000 metri ed una complessiva grossezza costante nei contrafforti prossima ai 60 chilometri: niente è dunque mutato nel carattere alpino dal Pouriac al Monte Cassino rispetto al tratto precedente dal Viso al Pouriac, malgrado l’inflessione a SE che la cresta principale subisce a questo colle. Giunti al Monte Cassino un brusco mutamento nella direzione dello spartiacque generale la fa piegare nettamente a Sud per 15 chilometri fino al Monte Saccarello, che si trova sullo