| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| — 115 — |
o serbatojo che formerebbe la seconda parte. La terza, ed ultima, si compone dello scolatojo o ghiacciajo di scolo, o fiume. E noi vediamo che il ghiacciaio segna esattamente tutte le curve, tutte le sinuosità, tutti i ristringimenti e tutti gli allargamenti della valle.
Ora, come formasi il ghiaccio? Come abbiamo diviso il ghiacciajo, in tre parti, così dobbiamo dividere il ghiaccio. E abbiamo lassù, al di sopra del limite delle nevi perpetue, quei colatoi, dall’apparenza di ampi lenzuoli di neve fresca, che coprono i fianchi dei picchi e che noi possiamo nomare nevati. Quella neve fresca cade in grandi ammassi o in valanghe ad alimentare il sottostante bacino il quale si muta in un vero campo di neve da cui si parte il vero ghiaccio cristallino solido e trasparente che scende in fondo al vallone. Quest’ultima parte, pare, siasi congelata in un momento di terribile burrasca e, le onde, serbandosi intatte e, i cavalloni, aventi ora l’apparenza di massi crestati, di obelischi e di guglie imponenti, ora quella di fantasmi giganti, illuminati dai raggi del sole, brillano di miriadi di cristalli e sfoggiano i più vivi colori dalle gradazioni
I Castelletti — Frane Moreniche.del bianco purissimo all’azzurro-cielo ed al verde smeraldo. Altri ghiacciai si assodarono in un momento di calma e presentano una superficie appena ondulata e pendente con lieve declivio.
Il ghiacciajo, cui indirizziamo i nostri passi, appartiene a quelli che furono congelati in tempo di burrasca, ed eccovi, là, in fondo, le terribili ed enormi guglie che lo compongono ed i baratri che lo squarciano. Se non si andasse incontro a molti pericoli, io vorrei condarvi a fare una esplorazione in mezzo e nel seno di quel vero e gigantesco dorso di istrice. Là si presenterebbero, ai nostri attoniti sguardi, caverne bizzarre ed immense, dalle vôlte color di cobalto lucente, scavate sotto la base delle piramidi e si proverebbero strane emozioni nell’aggirarsi fra quei labirinti chiusi tutto all’intorno dal ghiaccio cristallino e col suolo parimente di ghiaccio ed allacciati o sbarrati talvolta da enormi crepacci. 1 nostri piedi penderebbero quasi a piombo su grotte a guglie, a finestre originali, a nicchie gotiche sotto le quali si ode come un soffio, un turbine: è il torrente che, per vie segrete, cupamente rimbomba e si avvicina alla bocca dalla quale potrà fra poco slanciare all’aperto le sue spumanti acque. Nell’agosto del 1875 io volli visitare minutamente la misteriosa regione dei seracs, che tale è il nome di quelle guglie di ghiaccio. Legato ad una corda e calato per vari metri sotto ghiaccio, mi parve di avere ai piedi e tutto all’intorno una città di fate, tanta fu la meraviglia che, ad ogni tratto percorso, mi invase. E non faceva, come potrebbe supporsi, freddo. Quelle colonne fanno da ostacoli, da barricate contro l’aria gelida dei monti e, il mio termometro centigrado a decimo di grado che, al toccare il ghiaccio, segnava + 0,002, ad una certa profondità, segnò — 0.10 mentre esposto all’aria algente al disopra dei seracs manteneva una media di — 8.
Ora, superato il tratto che domina il ghiacciajo di scolo, scendiamo adagio sul bacino o lago di ghiaccio. Ivi avremo campo di osservare e studiare altri fenomeni.