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Eccoci ai piedi di una morena laterale: è una collina formata di detriti di roccia che scesero dalle nere creste del monte. Gli alti picchi e i fianchi a dirupi che dominano il ghiacciajo, furono e sono di continuo minati dal gelo che
Le colonne di ghiaccio.indurisce e dilata le acque che si infiltrano nelle loro fessure e le fa scoppiare con irresistibile forza e con terribile rimbombo. E quelle roccie precipitano scheggiandosi di continuo ad ogni balzo e piombano sul ghiacciajo e si sparpagliano in largo ed in lungo e pongono così le basi ad una morena laterale che, ogni giorno, ricevendo nuovi massi ruinanti, forma una lunga diga che sempre aumenta fino a comporre colline che raggiungono, col tempo, considerevole altezza. La vegetazione delle morene è scarsa. Qualche fiorellino, trascinato al basso dai tritumi di roccia, riesce a fissare nuovamente le sue radici, ma presto ogni alimento gli vien meno e muore. Solo i licheni prosperano e fanno sulle roccie disegni talvolta assai graziosi a colori che variano dal giallo cromo al bianco cenerino.
Scendiamo dalla morena e avanziamoci sul ghiaccio coperto la notte scorsa da buona nevicata. Vedete sulla fresca neve quei punti neri semoventi? Strano fenomeno! Chiniamoci. Sono migliaia di insettucci neri lucenti che saltellano a noi dintorno. Non v’è dubbio: esse
Pulcesono vere pulci. Ma chi le ha trasportate quassù? E di che campano la vita? Ma allora, se così è, vi sono le pulci che amano fin troppo il caldo e quelle che amano fin troppo il freddo. Provatevi a pigliarne una. È un affare serio! l’elasticità delle loro zampette, è straordinaria e, i loro salti, ora all’indietro ora in avanti, ed ora per traverso, deludono tutte le vostre mosse e tutti i vostri sforzi.
De Saussure, ne’ suoi viaggi attraverso alle Alpi, ne aveva trovate, di queste pulci, ai piedi del cono ghiacciato del Breithorn a circa 3500 metri. Le aveva battezzate podures nell’istesso modo e coll’istessa ragione che noi le nomiamo pulci. Nelle mie gite primaverili in Val di Cogne ne trovai moltissime e, al basso, ai primi nevai e, in alto, sul ghiacciajo della Grivola. Gli scienziati, che studiarono l’interessante animaluccio, lo divisero quindi in due specie, l’una che si appaga di abitare sul nevajo, l’altra che preferisce l’aria più rada e più frizzante del ghiacciajo e, quella del basso, la nomarono Desoria nivalis e, quella dell’alto Desoria glacialis. Esse hanno il corpicino ora cilindrico ora un po’ appiattito. Studiamole col microscopio. Sotto di esse spuntano delle zampette armate ciascuna di cinque ditini colle unghiuzze. Una settima zampa fissa alla estremità inferiore, flessuosa e articolata serve alla Desoria per spiccare que’ salti invero prodigiosi. La testa è distintamente separata dal corpo e porta antenne filiformi divise in varie ramificazioni, come se fossero corna di cervo. Il colore è nerissimo e vellutato, i peli corti e bianchi e, alla coda spuntano due filetti arcuati. La lunghezza di tutto il corpo è di appena due millimetri, eguale a quella delle più piccole fra le nostre pulci.
Ma se le Desorie appartengono alla famiglia delle pulci e se queste vivono di calore e si nutrono di sangue, di che si nutriranno esse? Osserviamole bene. Non vedete che esse si aggrappano di preferenza su certi fiocchi di neve rossastra tendente un poco al giallo?
Or bene, chi di noi darebbe l’importanza che ha, a quel po’ di neve colorata?