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e tuttavia granuloso ma un pò più trasparente e assai compatto. È la neve dell’anno precedente che è lì lì per mutarsi in vero ghiaccio. Infatti, sotto ad essa, si vede, prima una zona di ghiaccio ancor tutto poroso ed a bolle e poi un’enorme ammasso di ghiaccio compatto, liscio, cristallino e purissimo.
Il colore di questo ammasso è leggermente azzurro e, se ben lo si fissa, brilla siffattamente da offendere lo sguardo. E più l’occhio si abbassa nei vortici imperscrutabili del ghiacciajo, e più l’azzurro diventa vivo.. . Cade la neve, non però a larghi fiocchi come nel piano, poichè, nelle alte regioni, l’aria fredda e secca rende la neve assai più arida e più minuta, ma a piccoli aghi ghiacciati, a stelluzze di tre a sei punte, a cristallucci, a grani e a polveri, ed allora si forma sopra il ghiacciajo una nuova coperta che gradatamente si fa spessa e, se il sole non la fonde tutta, se le valanghe non la raschiano via e se i venti non la spazzano, allora i raggi cocenti del sole, facendola evaporare, la mutano in nevischio. E sugli ampi piani di ghiaccio, sui quali difficilmente piove, ma nevica sempre, i raggi del sole, si concentrano tanto che, con due o tre gradi sotto zero, riescono a far fondere la neve e formano così quel ghiaccio bianco, compatto e cristallino che abbarbaglia la vista. — Curioso! esclamerete voi, ma e perchè, se la neve è bianca, il ghiaccio diventa azzurro? Avvi qui un nuovo mistero di queste altissime regioni poichè il ghiaccio non è che azzurro apparentemente. — Tenetemi ben fermo colle corde e ve ne staccherò colla picca, un pezzo. Eccovelo: un istante fa era azzurro, ora è limpidissimo. Hugi, Agassiz, Desor, Charpentier e tanti altri valentissimi uomini si immersero per questo fatto, in un torbido mare di considerazioni, dalle quali non è finora emersa un’idea precisa. Se la questione dovessi deciderla io, so che non esiterei nell’affermare che io credo essere quell’azzurro un riflesso di cielo. Non riproduce esso forse, il ghiaccio pure qual nitido specchio, le immagini che ad esso si presentano?
I crepacci possono formarsi all’improvviso. Udite voi una sorda detonazione, un rumore secco? Guardate: s’è formata una fessura proprio a’ nostri piedi. Com’è stretta e tanto che, a stento, vi potreste far passare un foglio di carta; ma essa si allargherà di continuo fino a diventar capace, non ispaventatevi però, di inghiottire noi tutti. — Dunque le fessure qualche volta inghiottono? Sì, e pur troppo, esse non rimangono paghe di inghiottire i massi che su di esse precipitano ma anche i poveri alpinisti e montanari che su vi pongono inavvertentemente i piedi. E non solo inghiottono ma, non potendo digerire elementi eterogenei e contrari, fanno come il nostro corpo; li rigettano e si ripuliscono. Vorrei che ci trovassimo nel ghiacciajo del Gôrner, che cinge il versante di Zermatt del Monte Uosa. Là io vi farei vedere molti enormi massi di granito seminati qua e là sul ghiacciajo e punto legati ad alcuna morena. La maggior parte fu già inghiottita dal crepaccio e ritornò alla luce spinta da una forza lenta e misteriosa. Non certo per l’istessa via poichè essi furono travolti dal movimento continuo del ghiaccio il quale li ricacciò in alto per un’altra fessura talvolta squarciata a bella posta. E chi sa quanti anni ci vollero per ottenere questo sfogo! Altre volte si fanno da sè stessi una buca e si sprofondano per risalire di nuovo o per essere cacciati dal torrente sottoglaciale. — Vedetene uno che ha incominciato a scomparire. Il sole, riscaldandolo, lo ajutò a far fondere il ghiaccio, e quando sarà alla profondità di un metro, cadranno su di lui i torrentelli che nelle calde giornate d’estate corrono il ghiacciajo, e lo ajuteranno a continuare e ad ingrandire lo scavo. Quante buche così fatte si presentano dintorno a noi. Alcune sono grandissime e pajono pozzi e le acque vi si precipitano con un cupo rumore. La celebre guida di De Saussure alla vetta del Bianco, Pietro Balmat, fu inghiottito da un