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crepaccio nel 1820 e ne fu rigettato nel 1861 in istato di perfetta conservazione dopo quarantun anno di sepoltura! Quanti altri drammi del ghiacciajo io potrei narrarvi! Non ne copio alcuno: mi limito ad esporvene due fra i tanti che io raccolsi dalla bocca delle guide e dei montanari.
Correva il 1800 e il 1801 e un certo Rigollet di Chamois (villaggio alpino dipendente dal mandamento di Chatillon) e trovavasi al servizio di un certo Gal di Torgnon in Valtournanche. Il Gal era negoziante di bovine all’ingrosso e fornitore delle truppe francesi. — Per approvvigionarsi, partì col Rigollet e con un mulo il 20 o il 22 settembre per Zermatt. Sul mulo giaceva un sacco di cuojo pieno di monete d’argento per un valore di 7000 lire. Arrivati al Colle di S. Théodule, furono sorpresi da nebbia sì bassa e da neve sì fitta che vollero indietreggiare, ma sventuratamente le nebbie operarono il fenomeno di metterli su di una strada anzichè sull’altra. E invece di scendere al Breil, scendevano a Zermatt tenendosi, quel che è peggio, ai piedi del piccolo Cervino e del Breithorn e tirando dritto verso il ghiacciajo del Gôrner. Il servo stava davanti al mulo e il padrone gli teneva dietro. A un tratto il povero padrone ha la brusca sorpresa di veder sparire, come per incanto, mulo e servitore. — Immaginatevi quale sensazione egli dovette provare! Era un nulla il perdere in un colpo mulo, denari e servitore ma, tale brusca sorte, poteva capitare anche a lui. Riuscì a tornare indietro approfittando di un po’ di luce che, spinta fra le dense nebbie, gli additò la via. Al Breil diede sfogo al suo dolore e chiese soccorso. Si tentò un salvataggio ma ogni traccia era sparita sotto un buon metro di neve fresca. Che farci! Si rassegnò e d’allora in poi ebbe in sacro orrore il ghiacciajo.
Nell’estate del 1850, cioè circa cinquant’anni dopo il triste fatto, il parroco di Zermatt, accompagnato dal sacrestano Biner, per darsi un po’ di spasso, salì sul Riffelhorn, corno di roccia che domina il ghiacciajo del Gôrnèr e lo stupendo gruppo del Rosa. E si pose a esplorare il panorama col cannocchiale. — Venuta la volta del sagrestano, questi, diede a un tratto in un grido di sorpresa e passò il cannocchiale al parroco. E tutti e due constatarono che, ai piedi del Piccolo Cervino sul bianchissimo nevajo, posava un involto nero di forma strana. Scesero dal monte tormentati dalla domanda: Che sarà mai?
11 giorno dopo vollero chiarire la cosa. Salirono sul ghiacciajo e, con loro massima sorpresa, trovarono un cadavere benissimo conservato, un mulo e una valigia.
Questa tentò il buon prete per il suo suono e se la portò via. Giunti a Zermatt fecero sì che il cadavere dell’uomo venisse trasportato in paese e seppellito. Il mulo venne, naturalmente, abbandonato. Pareva che tutto fosse finito ma no, chè il prete il quale aveva, coi denari, trovato certe carte che palesavano chiaro il nome del loro proprietario, fu assalito dai rimorsi e si affrettò a porsi ai piedi del Vescovo di Sion cui tutto disse. Il prelato si affrettò a scrivere al collega di Aosta; i parenti del Gal, trattandosi di una insperata eredità, si trovarono tosto e le 7000 lire in argento tornarono in Valtournanche accolte, e chi ne dubita? con molta festa.
E passo alla seconda storia. Il 2 settembre 1852, Welf Francesco Leone, ricco pastore e sindaco di Gressoney la Trinité, villaggio valdostano, come voi sapete, volle, alle ore otto di sera, porsi sul ghiacciajo che dalla grande Cemetta mena al Colle di Saint Théodule. Quel ghiacciajo nomasi Plan Tendro (piano tenero). Il sindaco aveva con sè un armento di montoni e un servo, e si avviava a Zermatt. A un tratto il ghiacciajo gli aprì una voragine dinanzi e lo inghiottì con parecchi montoni. Il servo portò, colla notizia lo spavento in Gressoney. II povero sindaco fu cercato dalla moglie desolata, dai parenti e dagli amici