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a sinistra Cambianica — frazione di Parzanica — tutta fiera dell’alta posizione che le diedero gli uomini, e del bel cielo che le diede la natura.
Presso la riva sono graziosi boschetti di lauro — facienti singolare risalto col lor verde oscuro brillante — sul cenericcio delle olive e che si stendono su pel monte fino ad altezza considerevole.
Eolo stringe le corde dell’otre contenente l’ora bergamasca e fa molto bene. — Solo Febo continua a farci un viso... di frittata d’uova nascosta dietro ad un setaccio di trama color nebbia.
Battista rianima le sue speranze e si spinge con Giuan sulla feluca da caccia. Chi sa che la fortuna non la mandi loro buona.
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Mi slancio solo sul monte col fucile sull’attenti e in cerca di qualche uccelletto. Arrampicatomi fra cespuglio e cespuglio — fra roccia e roccia — tocco ad una altezza discreta e comincio a contemplare un panorama stupendo ed a respirare a pienissimi polmoni — una certa auretta che sarebbe a parer mio il migliore specifico per tutti i mali — ove si potesse vendere dallo speziale — tale, come la fe’ la natura — cioè, non adulterata da porcherie d’ogni specie — il che, in questi tempi di combinazioni chimiche — sarebbe impossibile.
E poi... colle voci le più tenere ed appassionate — incomincio a chiamare uccelli d’ogni genere — affinchè — aderendo alle mie preci — accorrano a portarsi sulla canna del mio fucile.
Vana lusinga!
Eppure era necessaria una vittima su cui avessi potuto sfogare i miei istinti sanguinarii!....
E la vittima non si fece attendere.
Ho commesso un atto di barbarie — amico carissimo — e con tutta compunzione io ripeto per tre volte — picchiandomi il petto il — mea culpa — mea maxima culpa! — Mi perdonerai tu?
Una vaghissima lucertola stava a cavalcioni di un sasso e colla sua schiena iriditata — gioiva dei raggi di un tepido sole. — Quell’animaluccio così tranquillo nel godimento di un po’ di bene — rintuzzò la ferita dell’animo mio. Non vidi più nulla — spianai il fucile e tirai.... Barbara soddisfazione!
M’appressai alla vittima. — La sua coda affilata fu dal piombo divelta — neri buchi tutti tutto le deformavano il corpiccino — solo la testa era salva e quella ancora muoveva lenta lenta. E parve mi fissasse con aria parte pietosa e parte indignata. — Lo credereste? A quella specie di sguardo io trasalii. — Mi parve di intravedervi un’anima sofferente il dolore al pari della mia — ed una intelligenza tal quale. — E pensai che le lucertole — al pari dei cavalli, dei cani, delle rondinelle e di mille altre creature — avesse una certa idea di sè ed un linguaggio proprio steso sulla punta della tricuspidale linguettina che — con moto uniformemente rallentato, saettava. Mi ricordai che Lattanzio attribuì alle bestie il parlare e il ridere — e fui tentato di aggiungervi il pianto. — E mi parve proprio che piangesse! — Sarà stata una madre che — morendo — abbandonava teneri lucertini ancor nascosti fra sasso e sasso ed inabili a vivere senza di lei! Ne fui commosso e giurai — che per lo innanzi — non avrei più, avvertentemente commesso simile delitto.