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ma della Sesia, del Rodano e dell’Adige quella parte della regione cisalpina, onde il Mincio, l’Oglio, il Ticino e l’Adda scendono in Po.
Restringendo il nostro discorso a questo ultimo fiume, che forma una delle più interessanti valli dell’Alta Italia, diremo che il suo corso continuo rappresenta uno strato acqueo, il quale coprirebbe a notevole altezza tutta la superficie del suo bacino; mentre le acque che colano annualmente nella Senna, diffuse su tutto la superficie del suo bacino, raggiungerebbero appena la settima parte quell’altezza. Che avviene dunque delle pioggie che discendono sotto quel cielo tanto men sereno del nostro? Nel bacino della Senna cade veramente meno acqua che da noi; e cade poi, dispersa in minute e frequenti pioggie, che anche in estate fanno tetro il cielo e fangosa la terra, svaporando largamente prima di giungere al fiume, il quale ha appena riseccata dalla vasta campagna un terzo dalla pioggia che vi scende. Nella valle dell’Adda la stagione più piovosa è l’autunno: men piovosa è la primavera e meno ancora l’estate. Anche nella parte più bassa ed acquitrinosa della pianura il sereno regna la metà dei giorni dell’anno; nelle zone medie più della metà; sull’altipiano più ancora; e il maggior numero di questi limpidi giorni è nell’estate. Le acque scendono dunque in generose pioggie; poca parte si sperde in vapori; il più scorre impetuoso ai fiumi, onde il Po riceve la maggior parte delle acque pioventi nel suo bacino e più ancora il nostro Adda.
Questo fiume non segue col suo deflusso l’andamento delle pioggie, perchè desse pigliano piuttosto forma di nevi, riservate ad alimentarla solo fra gli ardori dell’estate; cosicchè povera nelle due stagioni piovose, si gonfia costantemente in giugno e in luglio.
Da noi l’estate è costante e arida, e la pianura erratica e silicea potrebbe per sè inaridirsi, se nei recessi dalla regione montana non si avesse il tesoro dei ghiacci e delle nevi, onde le vene dei fiumi si fanno più larghe col crescere dell’arsura. Ma per le acque estive sarebbero un dono inutile, se accanto alle loro correnti non giacessero vaste campagne, atteggiate a mite e uniforme declivio, non formate di materie argillose e tenaci, ma sciolte e avide d’irrigazione; e infine sarebbero men preziose ed efficaci, se fossero più frequenti e sparsi le pioggie, e meno assidua la luce del sole estivo.
I nostri laghi poi, come quello formato dall’Adda, non hanno uno specchio di superficie senza profondità, ma discendono a centinaja di metri sotto il livello del mare; e giacendo appiè d’alti e continui monti che deviano i venti boreali, e sull’orlo d’un piano che s’inclina alle tiepide influenze dell’Adriatico, non gelano mai. L’interna circolazione, promossa nell’inverno dalla specifica gravità degli strati più freddi, e rallentata nella stagione estiva dalla comparativa leggerezza degli strati più caldi, modera talmente la loro temperie, che a mediocre profondità si conserva perenne e immutabile.
Per lo che le Alpi sublimi e gli abissi dei nostri laghi, i fiumi incassati e l’uniforme pianura silicea, le correnti sotterranee e le acque tiepide nel verno, gli aquiloni intercetti e le influenze marine, le generose pioggie e Testate lucida e serena, sono al dire del Cattaneo come le parti d’una vasta macchina agraria, che un popolo operoso e intelligente mise in moto, compiendo il voto della natura e ordinandogli sparsi elementi con un perseverante pensiero.
Il progresso dell’incivilimento dimostra, che in ogni regione del globo giacciono predisposti gli elementi d’una gran compagine, che attende solo il soffio dell’umana intelligenza. Solo da poche generazioni il popolo britanico si accorse di vivere, come un giorno Venezia, in mezzo ai mari, sortito dalla natura e navigarli vastamente e avere sotto i piedi i tesori della forza motrice.
In tre zone pertanto possiamo dividere la valle dell’Adda; l’alta, dalle sue origini alla