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chiedendo il soccorso del marronnier che accorre coi liquori e coi farmaci, e poi parte qual saetta alla volta dell’Ospizio. I monaci odono le grida del cane e tosto si imbacuccano nei loro mantelli e scendono mentre il cane riprende con maggior violenza la via e corre al moribondo, lo fissa con occhi brillanti di gioia e di orgoglio soddisfatti e par gli dica: «Coraggio, pover’uomo, i padri son qui e vi salveranno.» E i padri giungono ed avviluppano il viandante con solide e calde coperte di lana, lo caricano su di una barella e se lo portano rapidamente all’Ospizio, ove già tutto è disposto e preparato per farlo risensare, confortarlo e guarirlo. Ed i padri ed anche i cani, vedendo sorgere chi aveva già perduto ogni speranza di vita, alzano uno sguardo al cielo e, in questo sguardo, leggesi la gioia più pura, più santa, e benedicono Iddio, d’aver loro concesso di salvare una nuova vittima. I padri ed i cani sono fieri d’aver compiuto una buona azione, d’aver fatto il loro dovere!
L’Ospizio è a 2472 metri, ed i suoi due fabbricati che servono per albergare i viandanti sono ampissimi, e contengono ordinariamente ottanta letti. Nelle grandi circostanze poi, come il giorno della festa di San Bernardo, in cui l’affluenza è straordinaria, mutansi i quattro piani della casa che è dietro all’Ospizio in grandi dormitoi e gli uomini si pongono nel piano superiore. L’Ospizio grande ha spaziosi corridoi, belle sale, camere munite di quanto si può desiderare. Possiede pure una piccola biblioteca, una rara collezione di monete, statuette ed ex voto che si trovarono scavando sotto le rovine del tempio, già consacrato a Giove Pennino, ergentesi nei tempi antichi presso il lago a cinque minuti dall’Ospizio e che servì di Ospizio esso pure per molti e molti anni ai soldati che per là passavano. La chiesa è abbastanza vasta, bella e ben tenuta. In uno dei suoi angoli si vede il sepolcro in marmo del generale Dessaix, scultura assai pregiata, opera dello scalpello di Moille. Le figure con un basso rilievo e la posa del generale morente sono di una gran verità. Le melodie di un organo si sposano nelle feste ai canti dei monaci e del popolo.
Ecco ora l’istoria del luogo. Una volta quel valico nomavasi Monte Giove, ed un tempio dedicato a Giove Pennino sorgeva su un piccolo piano della parte d’Italia. Che il passaggio fosse molto frequentato e nello stesso tempo assai periglioso, lo indicano i numerosi ex voto che si trovarono fra le rovine del tempio. In uno di essi si fa cenno di una legione romana, la quarta nomata macedonica.
Un autore vallesano, il signor De Rivas, crede che verso il 339 Costantino il giovane abbia fatto atterrare la statua di Giove che dominava il passaggio per sostituirla con una pietra migliare che tutt’ora si osserva davanti all’albergo «Déjeuner de Napoleon» e che porta un’iscrizione che dice: Imperatori Cesari Costantino Pio Felici, Invicto Augusti Divi Costantini Augusti Filio, Bono Reipublicæ; nato Forcem Claudii Vallesium 24. Il 24 segnava il numero delle pietre migliari, e varii scrittori antichi e moderni, asseriscono che la ventesima quarta sorgeva proprio sul giogo del monte.
Si vuole da alcuni scrittori e risulterebbe da vecchie carte che prima della fondazione dell’Ospizio attuale, ne esistesse un’altro più piccolo, ma diretto da un abbate cui era nome Abbè de Mont-Joan.
Negli Annali di Berlino poi[1] leggesi come Lotario II, re di Lorena, fece un trattato col fratello imperatore Luigi II, il quale gli cedette Ginevra, Losanna e Sion, ma si riservò particolarmente l’Hopital de S. Bernard.
- ↑ De Saussure. Voyages dans les Alpes, Vol. IV, capo XLII, foglio 194.