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Le novelle dell’Andersen sono oramai classiche, e l’arte sua non si discute. Pure, quel senso appunto di giustizia e di aperta verità che la fa somigliare alla luce del sole, quell’intimo senso di pietà (ed anche la pietà, non è vero? è giustizia, verso chi più soffre,) quella bonaria, ma inesorabile ironia, che svela il lato comico della vita e le sue contraddizioni, ed è pur sempre ancora giustizia, — tutte queste, che ne son proprio le doti caratteristiche, fecero sì che l’opera dell’Andersen venisse ritenuta da alcuni, nei paesi latini specialmente, troppo elevata o troppo profonda per la mente infantile.
In vero, quando, lui vivo, gli fu eretto in patria un monumento che lo raffigura in atto di raccontare una novella ai bambini che ha d’intorno, l’ Andersen si dolse: «O perchè soltanto bambini? Io non ho scritto per i bambini soltanto...»
No, egli ha scritto per tutti; ha scritto per quel «fanciullino» che vive ancora, grazie a Dio, nell’anima di noi tutti, e dell’anima è la purezza e la poesia.
D’altra parte, — Anatole France lo ha detto mirabilmente, — per farsi intendere dai fanciulli, nulla v’ha di meglio del genio. «Se scrivete per i fanciulli, non vi fate una maniera speciale: pensate bene, scrivete bene — è l’unico secreto per piacere ai piccoli lettori... Lo stesso Robinson Crusoe, ch’è da un secolo il libro classico della fanciullezza, non fu già scritto a suo tempo per i fanciulli, ma per gli uomini: per i gravi mercanti della city di Londra e per i marinai di Sua Maestà. L’autore vi ha messo tutta l’arte sua, la sua rettitudine, il suo vasto sapere, la sua esperienza... E si vede che