Pagina:Angeli - Roma, parte I - Serie Italia Artistica, Bergamo, 1908.djvu/31

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ROMA 21


nuove guerre e con nuove leggi. Per questo non si pensò molto ad abbellire di edifici una città che era in un periodo di evoluzione e — si potrebbe dire — di formazione morale. Inoltre i Romani non avevano un’arte propria. Essi si erano contentati di chiamare gli architetti etruschi o di prendere all’arte etrusca e campana le immagini primitive della sua divinità. Abbiamo veduto come il tempio di Giove sul colle Capitolino fosse decorato da terrecotte policrome: anche la statua del Dio e la quadriga che coronava l’edificio era di terracotta e le une e le altre uscivano dalle botteghe di artefici etruschi. La stessa lupa di bronzo, non era di invenzione e di esecuzione romana. Si credeva finora che essa fosse di mano etrusca, ma gli studi recenti dimostrano chiaramente la sua origine campana. A Capua infatti esistevano prospere fonderie di bronzo dove artisti di origine greca eseguivano statue e utensili di grandissima finezza. Già prima ancora che il simulacro della lupa fosse introdotto, a Roma esistevano monete d’argento e di rame — coniate a Capua — dove era riprodotta l’immagine della lupa. L’antichissima statua di bronzo, fu dunque portata a Roma durante i primi anni della repubblica e rimase a canto al Lupercale — nel luogo dove ora è la chiesa di Sant’Anastasia — come il nume indigete della stirpe latina. Trasportata verso il VII o l’VIII secolo dentro la chiesa di San Teodoro, vi fu conservata fino al 1527, quando dopo il saccheggio del connestabile di Borbone, fu trasportata altrove e finì nei musei capitolini dove si trova ancora. La bella statua antica è mirabilmente conservata: sulla zampa posteriore destra si veggono anche oggi le traccie del fulmine — che secondo Cicerone — la colpì l’anno 65 avanti Cristo, sotto il consolato di Manlio e di Cotta. Inutile aggiungere che in origine la lupa era senza poppanti e che il gruppo dei gemelli vi fu aggiunto dal Della Porta nel secolo XVI.

Con tutto ciò è difficile stabilire oggi dove finisce l’influenza etrusca e dove principia un’arte o per lo meno una estetica nazionale. Come vedremo più innanzi i Romani scelsero piuttosto gli Etruschi per l’architettura, ma si avvicinarono ad altri popoli per le arti minori. Fin da tempi remotissimi doveva esistere a Preneste, città del Lazio, un centro di artisti del bronzo che raggiunsero ben presto l’eccellenza. La mirabile cista Ficoroni (Museo Kircheriano - sala I) trovata a Palestrina nel 1744 è un bell’esempio di quell’arte. cippo con iscrizione arcaica latina. Queste ciste erano cassettine di abbigliamento in uso presso le donne romane e fornivano agli artisti latini la possibilità di esercitare la loro arte. La cista del Museo Kircheriano è adorna da un disegno che rappresenta la favola degli Argonauti; è sostenuta da tre zampette di leone e coronata da un gruppo di tre personaggi modellati con molta ingenuità. Questo ultimo gruppo è firmato: Novoios Plantios mea Romai (me