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52 ITALIA ARTISTICA


Di Ottavia rimangono i portici edificati da Augusto in onore della sorella prediletta, sul luogo stesso dove Quinto Cecilio Metello aveva eretto un tempio a Giove per solennizzare le sue vittorie in Macedonia. Questi portici contenevano biblioteche, templi e capolavori dell’arte greca. Fra questi si notavano principalmente le statue di Diana e di Esculapio, scolpite da Cefisodoto figlio di Prassitele; la Giunone e il Giove di Policleto e l’Afrodite di Fidia. Alle pareti della Schola stavano appesi i due quadri di Antifilo rappresentanti Esione e Filippo di Macedonia; Minerva e Alessandro Magno. Marmi preziosi ne decoravano la facciata e i pavimenti e trecento ara pacis — particolare della grande processione. colonne d’ordine corinzio ne sostenevano la volta. L’edificio dedicato alla sorella carissima dell’imperatore doveva esser degno del suo nome e della sua virtù.

Fu poco distante da questi portici che Marcello costruì il suo teatro. Abbiamo veduto come già Pompeo iniziasse la costruzione dei teatri in muratura e come Augusto ne seguisse l’esempio rifacendo il Circo Massimo fino allora di legno. Marcello sorpassò l’uno e l’altro in magnificenza e il suo teatro rimane anche oggi fra le più grandiose architetture dell’antichità. Decorato da due ordini d’arcate adorne di mezze colonne doriche e ioniche, ricche di statue, di bassorilievi e di fontane, questo teatro, che poteva contenere oltre ventimila spettatori, fu fra i più sontuosi ornamenti della nuova Roma. E tale rimase fino all’XI secolo quando i Pierleoni lo trasformarono in fortezza. D’allora la vecchia costruzione augustea fu circondata da abitazioni private, e divenne il nucleo di quella fosca Roma medioevale che sembra