Pagina:Anime oneste.djvu/282

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268 la lontananza

dico nulla, ma prevedo brutte cose. Me ne lavo le mani. E tu?

— Ah, io? — esclamò Anna ridendo di mala voglia, — Io sono contentissima.

Ma quando fu sola si appartò nell’angolo più remoto dell’orto e restò lung’ora appoggiata al muro, col viso immobile, gli occhi perduti in una triste visione.

Due settimane prima era andata al suo villaggio per tenere a battesimo la piccina di una sua parente. Ospitata benevolmente dai suoi parenti, aveva per qualche giorno trascorso una vita bizzarra e semplice; le era parso di tuffarsi in un’onda ristoratrice di oblio e di pace. I giovinotti la corteggiavano, le donne l’accarezzavano, portandola di casa in casa, nelle campagne, negli ovili, costringendola a divertirsi e dimenticare.

— Si, — disse a sè stessa, una sera, è stato tutto un sogno! — E le sembrò di aver completamente dimenticato Gonario Rosa, il primo, l’unico, il tormentoso suo sogno. Le parve che ridiscendendo nella città, con le vesti ancora pregne dei profumi agresti delle sue