Pagina:Annalena Bilsini.djvu/138

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Ella aggrottò le ciglia, poichè non permetteva a nessuno di farle complimenti personali; eppure si ritrovò fanciulla, quando il desiderio maschile la investiva, e lei, che non aveva ancora la coscienza di quello che il desiderio conclude, se ne sentiva impaurita e trasportata assieme. Infine, le pareva, adesso, di piacere carnalmente al padrone, e che egli fosse tornato solo per rivederla.

Egli ritornò una terza volta: questa, però, come per caso, poichè s’era incontrato per strada con Giovanni Bilsini, ed il giovine lo aveva invitato ad accompagnarlo. Si sturò una bottiglia e si cominciarono i soliti discorsi; l’uomo chiamò i bambini e si fece frugare in tasca da loro, e com’è come non è, dalle profondità cavernose della giacca, sgorgarono noci, castagne secche, confetti.

Poi una domenica, in maggio, ritornò ancora. Annalena era sola in casa, poichè Gina ed i bambini erano andati dalla vecchia Mantovani, ed i giovani in paese. Lo stesso Tom, il cane, mancava dal giorno avanti, per la sua solita scorribanda primaverile, ed il vecchio Dionisio si ostinava a farne ricerca perlustrando come poteva i dintorni.

Annalena, insolitamente inoperosa, s’era