Pagina:Annalena Bilsini.djvu/191

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Vestito della sola maglia di cotone, coi capelli, che s’era lasciato crescere, neri e scarmigliati come un cirro di fumo sopra il viso scuro, parve uno spauracchio balzato su da una scatola: fece quindi ridere il bambino che piangeva, ed irritare maggiormente la cognata. Senza parlare, ella spinse in avanti il figliuolo a furia di scapaccioni, lo ricondusse nella sua camera e non lo lasciò finchè i capelli di lui non luccicarono come la stoppia, col sentiero bianco della scriminatura in mezzo. Poi lo spinse fuori dell’uscio.

— Va, Maramaldo, e non tornare più sotto le mie grinfie.

Poco dopo però il visetto di lui, ancora acceso dalle lagrime, si sporse dall’uscio socchiuso.

— Mamma, dice così lo zio Pietro, se ci lasci andare al fiume con lui: viene anche lo zio Dionisio.

— E andate; andate pure all’inferno.

Perchè era così arrabbiata, la mamma? Neppure l’arrivo d’Isabella, invitata a passare la giornata coi Bilsini, la placò: anzi, nel vederla dondolarsi nel suo vestito di velo giallo-rosa, con gli orecchini lunghi che parevano due ciliegie col gambo, le disse con acredine: