Pagina:Annalena Bilsini.djvu/206

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versata dall’oro del cielo, avevano alcunchè di ermetico, pronto però a scoppiare come il vino dalla bottiglia.

Annalena ebbe paura di lei, per le cose che Urbano stava forse per dire; poichè egli le pareva turbato nella mente, e, come i pazzi, pronto a dire le verità più crudeli.

— Dà qui la bottiglia, — disse, alzandosi, — la sturo io. Siedi anche tu, Gina: sei stanca.

Gina infatti si abbandonò subito sul posto lasciato dalla suocera.

— Sono stanca, sì; ho lavorato tutto il giorno come una bestia: ed era domenica.

— Così tu hai santificato la festa: solo il lavoro....

— Oh, prediche non voglio sentirne. Mi bastano quelle dello zio Dionisio e di quello scimunito di Baldo. Sono stanca, ma non melanconica: e senza questo fardello qui, andrei stasera al ballo.

— Brava. Così mi piace, la gente.

Annalena andò per prendere i bicchieri; e Gina, poichè quel giorno in casa si era molto parlato del Giannini, del suo patrimonio, della moglie, di Lia e della sua dote, colse il momento per domandare all’uomo, sottovoce, come pregandolo di confidarsi con lei: