Pagina:Annalena Bilsini.djvu/232

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potto sul ginocchio; e poichè sul ginocchio non volle starci, lo mise in cima al bastone, e cominciò a farlo rotare con la mano nervosa. Quel movimento diede ad Annalena un senso di angoscia: le pareva di vedere la testa stessa del disgraziato portata in giro dalla follia. Lieve, quasi furtiva, tolse il cappello dal bastone e dopo averlo appeso all’attaccapanni, sedette accanto all’uomo; e poichè egli non parlava più, e nessuno osava domandargli notizie, disse con tristezza!

— Abbiamo saputo solo adesso della disgrazia. Ebbene?

Egli si mise il bastone sulle ginocchia, poi apri le mani con un gesto quasi di rassegnazione.

— Nulla. Non si sa nulla. Mercoledì è andata in casa dei nonni, passando per il viottolo dei Gelsi, poi attraverso il campo dei Gelmini: al ritorno fece la stessa strada: fu veduta imboccare il viottolo, e nessuno più, da quel momento, ne sa nulla.

Si avanzò Baldo, ancora infocato in viso, e tirandosi su e giù sul petto il fazzoletto bianco che aveva al collo, domandò con accento inquisitore:

— A che ora è stato?

L’uomo lo guardò di sotto in su, fisso,