Pagina:Annalena Bilsini.djvu/273

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 263 —

tei come una bambola da pochi soldi: e fu chiamata Dionisia.

— Sembra figlia d’Isabella, — disse la madre quando gliela fecero vedere; e non nascose un certo senso di ripugnanza e di ostilità contro la bambina.

Anche Bardo sogghignò nel vederla.

— La pare un gnocchin.

Il nomignolo di «piccolo gnocco» rimase alla bimba. Gnocchin andava, Gnocchin veniva. I fratellini, aggrappati alla coperta del letto ove giaceva la puerpera, volevano ogni momento vedere e baciare la piccola Gnocchin; Giovanni e Bardo apostrofavano ironicamente Osca che invece di un terzo maschiotto aveva procreato quel piccolo gnocco di farina gialla, e lui stesso, Osca, rideva di cuore, dicendo che forse, invece di lui, ci aveva messo mano il parroco.

Baldo taceva, ingrugnato, sempre più gonfio di sdegno per la poca religione dei fratelli: e quella meschina creatura, venuta innanzi tempo al mondo fra la beffa dei parenti e degli stessi genitori, gli sembrava un segno dell’ira di Dio contro l’ambiziosa sua famiglia.

Solo con la madre, doppiamente affaccendata per la mancanza dell’aiuto di Gina, egli si sfogava sommesso.