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67 ANNALI D'ITALIA, ANNO XXIII. 68

glie1 di Druso, nelle quali è espressa questa podestà. Motivo di lungo e tedioso esame diedero dipoi al senato gli asili delle città greche, tanto in Europa che in Asia. Ogni tempio era divenuto un sicuro rifugio d’impunità ad ogni schiavo fuggitivo, ad ogni debitore e a chiunque era in sospetto di delitti capitali. Furono citate quelle città a produrre i loro privilegii. Si trovò per la maggior parte insussistente in esse il diritto dell’asilo; e però fu moderato quell’eccesso. Infermatasi intanto gravemente Livia Augusta, conobbe Tiberio suo figliuolo la necessità di tornarsene per visitarla. Gareggiarono a più non posso i senatori, per inventar cadauno pubbliche dimostrazioni del loro affanno per vita sì cara e della comun premura per la di lei salute; studiandosi di placare gl’insensati loro dii. Andò tanto innanzi la vilissima loro adulazione, che stomacò lo stesso Tiberio in guisa ch’ebbe a dire più volte in uscir dalla curia: Oh che gente inclinata alla servitù! Nè a lui piaceano tanti sfoggi di una stima verso la sua madre, siccome maggiore incentivo alla di lei natìa superbia e voglia di dominare. Continuavano tuttavia le turbolenze dell’Africa. Tacfarinate ribello era giunto a tale alterigia, che, spediti suoi ambasciadori a Tiberio, gli avea chiesto per sè e per l’esercito suo un determinato paese da signoreggiare: minacciando, non esaudito, una fierissima guerra. Per questa ardita dimanda fumò di collera Tiberio, e mandò ordine a Bleso proconsole di tirar colle buone all’ubbidienza i sollevati, per far poscia prigione, se mai poteva, quel temerario. Grande sforzo fece per tale incitamento Bleso, e prese un di lui fratello, ma non fu già egli stesso. Di poco rilievo furono le sue imprese; contuttociò Tiberio, perchè egli era zio materno del favorito Sejano, gli fece accordare gli ornamenti trionfali. Morì in quest’anno Asinio Salonino, figliuolo d’Asinio Gallo e di Vipsania, ripudiata già da Tiberio Augusto, [p. 68]e però fratello uterino di Druso Cesare.


Anno di Cristo XXIII. Indizione XI.
Tiberio imperadore 10.


Consoli


Cajo Asinio Pollione e Lucio Antistio Vetere o sia Vecchio


Benchè gli autori de’ fasti consolari comunemente dieno ad Antistio Vetere il prenome di Cajo, pure Lucio vien da me nominato sul fondamento d’una iscrizione della mia Raccolta2, posta Q. IVNIO BLASEO, L. ANTISTIO VETERE; dalla quale eziandio si può raccogliere che nelle calende di luglio ad Asinio Pollione fu sostituito Quinto Giunio Bleso, già da noi veduto governatore dell’Africa. Probabilmente Asinio Pollione, fratello fu del poco fa defunto Asinio Salonino. Mancò di vita sui primi mesi dell’anno presente, dopo lunga malattia Druso Cesare3, unico figliuolo di Tiberio Augusto, giovane destinato a succedergli nell’imperio. Voce pubblica fu che un lento veleno, fattogli dare da Elio Sejano, il conducesse a morte. Tacito e Dione4 danno questo fatto per certo. Druso, giovane facilmente portato alla collera, non potendo digerir l’eccesso del favore di cui godea Sejano presso il padre, un dì venne alle mani con lui, e gli diede uno schiaffo, come vuol Tacito, parendo poco verisimile che il percussore fosse lo stesso Sejano, come s’ha da Dione. Questo affronto, ma più la segreta sete di Sejano di arrivare all’imperio, a cui troppo ostava l’esser vivente Druso, gli fece studiar le vie di levarlo dal mondo. Cominciò la tela, con adescar Giulia Livilla, sorella del fu Germanico Cesare e moglie d’esso Druso, traendola alle sue disoneste voglie. Dopo di che non gli riuscì difficile colle promesse del matrimonio e dell’im-

  1. Mediobarb. in Num. Imperator.
  2. Thesaurus Novus Inscript, pag. 301, n. 4.
  3. Tacitus, lib. 4, c. 8.
  4. Dio. lib. 58.