Pagina:Annali del principato ecclesiastico di Trento dal 1022 al 1540.djvu/152

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Nel 1259, il vescovo Egnone, che l’anno antecedente aveva impegnato un certo maso in Termeno per la somma di lire trecento a Gralanto di Salorno, oppignorò al medesimo per altre lire settecento diversi proventi vescovili, che si ricavavano da varii masi detti di Altichen, di Puhel, di Hirschpruneck e di Leute, nella parte superiore della diocesi tridentina1.

In questo stesso anno, Mainardo II, succeduto a suo padre, morto l’anno antecedente, ottenne senza molto contrasto dal vescovo nostro, stremato di forze, per sè e per Alberto suo fratello la rinnovazione dell’investitura dell’avvocazia e dei feudi della Chiesa di Trento; ai quali furono annessi, col consenso capitolare, quelli ch’erano ricaduti alla Camera vescovile coll’estinzione della famiglia dei conti di Ulten, e ch’ebbe in dono suo padre Mainardo I dal nostro Egnone, ed altri ancora di fresco incamerati per la morte dei conti Giorgio e Federico di Eppan, ultimi di questa schiatta. La conferma di lutti questi feudi fu fatta dal vescovo in pubblico arringo, alla presenza di molto popolo con sette bandiere di zendado rosso; e con aggiunta d’una dichiarazione pur troppo ingiusta ed esorbitante: che, dovendosi incontrar delle spese per l’evizione di alcuno di que’ feudi, queste fossero fatte dall’erario vescovile2.

Ciò non ostante, questo medesimo conte del Tirolo Mainardo II, si altamente beneficato dal vescovo,

  1. Miscellanea Alberti, Τ. V, fol. 154-155.
  2. Miscell. Alberti, Τ. II, fol. 105. Τ. VI, fol. 192. Ughelli, Italia Sacra.