Pagina:Annali overo Croniche di Trento.djvu/185

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
158 Delle Croniche di Trento

re la partenza, tenendo fermo che gli Trentini havrebbon pagato il fio delli suoi tradimenti.

Consimili querelle si spargevano per il Campo, e fantasticando nel lor animo cose più abbominevoli, machinarono nova sceleragine, determinarono hostilmente trattare la ricca Città di Trento, sacchegiarla, e poi sotto colore d’essere da Trentini stati traditi, del che spacatamente gli accusavano, mettere il tutto à fuoco & ferro.

Dunque dal Campo risserati in un squadrone, ritornarono alla Città, ove lontani dalla guerra, come s’havessero à caso ritrovato sicuro posto, & franca ritirata si davano à brindesi, à sanità, ad Eubriachezze, à vista della Città stavano crapulando, sepolti nel vino, consumando il giorno, & la notte; non gli mancavano vivande ne delicati intingoli, beveva l’uno, e poi gustato che n’haveva lo porgeva conforme il lor costume all’altro, qual avanti bevesse haveva invitato col brindese, cosi andavano facendo di man in mano, cosi stavano smenticati della fatica della guerra, hor dormendo, & ronfando frà gli piati, hor inganando il tempo menavano intiere le notti in varij, & otiosi discorsi, hor dicevano non saper desiderare più grande felicità, che vivere con bichieri in mano, e di far la vita loro frà le delitie Trentine. E cosa più franca, & sicura (soggiogevano) combatere sotto il coperto con gli belliconi, che uscir in campagna armati di ferro.

Chiamavano fecondi, & beati gli delitiosi colli del Trentino, che si buon liquore producevano, & che con tanta cortesia ricevevano nel lor seno le genti forastiere. Mentre cosi schiavi s’eran resi dei piaceri, andava à poco poco mancando la virtù militare, revocando gli animi dalla guerra alla malignità, crudeltà, & rapine. Perilche alcuni Capitani, quali mai seppero frenare in loro perversi appetiti, & iniqui pensieri, ma sempre usarono obedire à malvagità, & vituperosi misfatti, vilissimi Signori delle perverse loro volontà, fomentavano il furore delli Soldati, determinando il giorno nel quale tutti, sentito l’appuntato segno, andassero discorrendo alla brusca.

Giorgio qual già havea penetrati gli pensieri cosi nefandi de Soldati, s’angustiava grandemente, perche fossero à si estremo partito condotti gli interessi del suo stato, e che gli convenisse temere gli proprij in casa, non havendo temuto l’inimico, scopre essere cosa difficile sedare tanto furore, mà assai più malagevole remediare alla cupidigia, & satiare la mai satia ingordigia, peccato