Pagina:Antigone.djvu/17

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232 A N T I G O N E


Lascia che incenda: tu perir non dei:
Me il rogo stesso col Fratello accolga:
Fummo in duo corpi una sol'alma in vita;
Sola una fiamma anco le morte nostre
Spoglie consumi, e in una polve unisca. 195

Argìa.

Perir non deggio? Oh! Che di' tu? Vuoi forse
Me vincere in dolor? Pari in amarlo
Noi fummo, pari; od io maggior. Di moglie
Altr'è l'amor, che di Sorella.

Antigone.

                   Argìa,
Contender teco i' non vogl'io d'amore; 200
Di morte sì. Vedova sei; qual Sposo
Perdesti, il sò: ma tu, tu non se' Figlia
D'incesto; ancor vive la Madre tua:
Esul non hai, non cieco, e non mendico,
E non reo il Genitor: Il Ciel più mite 205
Fratelli a te non diè, che l'un dell'altro
Nel sangue a gara si bagnasser empj.
S'io, di morir pria ch'i'nascessi degna,