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238 A N T I G O N E


Tempo, che a' rei Nepoti, infami Figli
Del delitto obbedii: ma se l'orrendo
Lor nascimento con più orrenda morte 15
Emendat'hanno, eterno oblio li copra.
Compiuto appena il lor destin, più puro
In Tebe il Sol, l'aer più sereno, i Numi
Tornar più miti: or sì sperar ne giova
Più lieti dì.

Emone.

            Tra le rovine, e il sangue 20
De' più stretti Congiunti ogn'altra speme,
Che di dolor, fallace torna. Edippo,
Di Tebe un Rè (che tale egli è pur sempre)
Di Tebe un Rè, ch'esul, ramingo, cieco
Spettacol nuovo a tutta Grecia appresta: 25
Duo Fratelli, che svenansi; Fratelli
Del Padre lor; Figli d'incesta Madre
A te Sorella, e di sua man trafitta:
Di nomi or vedi orribile mistura,
E di morti, e di pianto: ecco gli auspicj, 30
Ecco la strada, onde a regnar salisti: